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Giovanni Scattone rinuncia al ruolo per “mancanza di serenità” e si appella al "Paese sano"

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Ha suscitato enormi polemiche la nomina di Giovanni Scattone a insegnante di ruolo di Psicologia presso l’Istituto Luigi Einaudi di Roma grazie alle assunzioni della Buona Scuola e all’indomani delle tante critiche suscitate per il docente, condannato per l’omicidio di Marta Russo nel 1997, lo stesso ha rinunciato all’incarico per “mancanza di serenità”.

Leggi le polemiche sull'incarico dato a Giovanni Scattone

“Se la coscienza mi dice di poter insegnare, la mancanza di serenità mi induce a rinunciare all’incarico” ha annunciato Scattone dopo che anche la madre della studentessa uccisa all’Università La Sapienza aveva manifestato sconcerto nei riguardi dell’assunzione del prof, giudicato l’omicida della propria figlia. “È una notizia che ci fa ripiombare nel dolore, lo acuisce ancora di più. È assurdo che una persona come quella possa insegnare” aveva infatti commentato Aureliana Russo.

E Giovanni Scattone, dopo aver vinto il concorso del 2012 classificandosi decimo, ha dunque deciso di non poter essere sereno nell’affrontare tale compito. “Con grande dolore ed amarezza ho preso atto delle polemiche che hanno accompagnato la mia stabilizzazione nella scuola con conseguente insegnamento nell’oramai imminente anno scolastico. Il dolore e l’amarezza risiedono nel constatare che, di fatto, mi si vuole impedire di avere una vita da cittadino ‘normale’”.

Dopo aver sempre gridato la sua innocenza, l’ex assistente universitario dice di aver meditato tale scelta anche per rispetto nei confronti del dolore della famiglia Russo. “Ho rispettato, pur non condividendola, la sentenza di condanna. Quella stessa sentenza mi consentiva, tuttavia, di insegnare. Ed allora sarebbe stato da Paese civile rispettare la sentenza nella sua interezza. Ho sempre ritenuto - continua Scattone - che per essere un buon insegnante si debba anzitutto essere persona serena. Oggi, in ragione di queste polemiche, non ho più la serenità che mi ha contraddistinto nei dieci anni di insegnamento quale supplente: anni caratterizzati da una mia grande soddisfazione anche e soprattutto legata al costruttivo rapporto instauratosi con alunni e genitori”.

Ma la mancanza di serenità è a quanto pare insormontabile per il docente che punta il dito sul fatto di essere privato in tal modo del “fondamentale diritto al lavoro”. “Dopo la tragedia che mi ha colpito, solo la speranza mi ha dato la forza di andare avanti. Anche oggi vivrò con la speranza che un giorno la parte sana di questo Paese, che pure c’è ed è nei miei tanti ex alunni che in questi giorni mi sono stati vicini e nella gente comune che mi ha manifestato tanta solidarietà, possa divenire maggioranza”.

(Guarda il video della ricostruzione dell'omicidio di Marta Russo)

Persino il Ministro Stefania Giannini si era dichiarata serena per l’assunzione di Scattone: “Sarei tranquilla se mia figlia fosse nella scuola dove insegna il professor Scattone – ha dichiarato alla stampa - il caso Scattone risale a 17 anni fa, il professor Scattone da allora ha insegnato come supplente, e adesso fa parte di graduatorie da cui è stato attinto, ha espiato la condanna che non prevedeva l’interdizione dai pubblici servizi. Semmai è lui che ora deve prendere posizione, è un problema della sua coscienza”.

E proprio per ragioni di coscienza, non senza esternare un' evidente punta di vittimismo riguardo la vicenda, Scattone pare abbia intenzione di rinunciare, anche se il suo avvocato Giancarlo Viglione spera in un ripensamento e soprattutto in una soluzione alla questione.

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