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Addio al cardinale Martini: morto l'uomo del dialogo

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Il cardinale Martini è morto. A dare l'annuncio l'Arcivescovo di Milano, Angelo Scola. L'uomo di chiesa era in condizioni gravissime da ieri, quando il neurologo che lo aveva in cura da tempo, Gianni Pezzoli, ha comunicato all'Adnkronos che era "purtroppo entrato in fase terminale. Dopo un'ultima crisi, cominciata a metà agosto, non è più stato in grado di deglutire né cibi solidi né liquidi. Ma è rimasto lucido fino all'ultimo e ha rifiutato ogni forma di accanimento terapeutico".

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Le condizioni di salute del cardinale, che soffriva di Parkinson da circa 16 anni, si sono aggravate nella giornata di ieri, quando anche Papa Benedetto XVI è stato informato sulla probabile prossima dipartita del biblista ed esegeta, già arcivescovo di Milano e poi emerito, facendo sapere di "seguire la situazione da vicino". Una condizione di grande sofferenza, per la quale la Diocesi del capoluogo Lombardo aveva ritenuto opportuno diffondere una nota in cui il cardinale Angelo Scola invitava tutti i fedeli e coloro "che hanno caro" il cardinale Martini a "speciali preghiere, espressione di affetto e di vicinanza in questo delicato momento".

L'uomo di chiesa che, come ricorda Pezzoli, "non ha mai cercato di nascondere la sua malattia, anzi l'ha sempre dichiarata con grande coraggio", era nato a Torino nel 1927 ed è stato Arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002. Trasferitosi in Terra Santa, era rientrato in Italia nel 2008, scegliendo come propria residenza l'Aloisianum di Gallarate, dove l'hanno seguito i suoi più stretti collaboratori, tra cui il segretario Don Damiano Modena, al suo fianco fino all'ultimo.

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Il cardinale Martini era "stato sottoposto a terapia parenterale idratante", spiegava questa mattina il neurologo, "ma non ha voluto alcun altro ausilio: né la Peg, il tubicino per l'alimentazione artificiale che viene inserito nell'addome, né il sondino naso-gastrico", rifiutando, di fatto, "tutto ciò che ritiene accanimento terapeutico". Una scelta coerente con quella, fatta in precedenza, "di vivere una vita normale fino all'ultimo, praticamente fino all'ultima crisi" e che l'aveva portato a restare a Gerusalemme quanto più a lungo possibile, fino all'inevitabile rientro "per complicanze non necessariamente legate alla sua patologia. Va infatti considerata anche l'età anagrafica", aveva concluso Pezzoli.

In queste ultime ore, si erano recati in visita al suo capezzale il padre superiore dei Gesuiti, Cesare Bosatra, che aveva commentato: "Il cardinale si sta indebolendo ma fino a ieri è stato lucidissimo, sostenuto dalla sua fede", e il giornalista biografo e studioso di Martini Marco Garzoni.

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