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Gravina, fratellini forse caduti nel pozzo perché in fuga dal padre

Secondo la Procura della Repubblica di Bari i due fratellini, Francesco e Salvatore Pappalardi potrebbero essere caduti nella cisterna mentre fuggivano dal padre, Filippo Pappalardi, che li voleva punire. Non cade quindi l'impianto accusatorio contro il papà delle vittime.

Anche se sono sempre valide le accuse mosse contro Filippo Pappalardi alcune fonti investigative annunciano però che l'indagine dovrà essere rivisitata e che dovrà essere cancellato il reato di occultamento di cadavere poiché, secondo quanto constatato da fonti medico-legali, i due fratellini erano ancora in vita quando sono caduti nel pozzo.

Al momento le ipotesi prese in considerazione sono diverse. Il papà potrebbe aver lanciato i figli nella cisterna, potrebbe averli visti cadere nel pozzo ed esser andato via, potrebbe aver gettato un figlio dopo aver visto cadere l'altro oppure potrebbe aver fatto salire con forza nella sua auto i due ragazzini che sarebbe poi riusciti a fuggire nascondendosi in quella casa che conoscevano bene.

Nel frattempo il Comune di Gravina in Puglia ha proclamato il lutto cittadino nel giorno in cui verranno celegrati i funerali dei due fratellini ma le famiglie della madre Rosa Carlucci e del padre Filippo Pappalardi hanno detto di non volere la solidarietà del Comune. "Siamo sempre stati trattati come persone poco affidabili" ha fatto sapere Pappalardi.

A prendere piede ora è anche la polemica su come sono state condotte le indagini. "Ho visto fin dall’inizio la volontà di trovare questi ragazzi, vivi o morti che fossero - ha affermato il prefetto di Bari Carlo Schilardi - una volontà senza pari. Una ricerca davvero imponente. Mi dispiace leggere le dichiarazioni di qualcuno che, oggi, dice 'ognuno ha cercato per conto suo', senza aver partecipato alle ricerche. Oppure avendo partecipato e presentato, poi, rapporti che dimostrano come le ricerche siano state ordinate e coordinate. Il prefetto ha poi spiegato che non adotterà iniziative per accertare eventuali responsabilità, perchè non è suo compito. "Io posso soltanto dire - ha aggiunto Schilardi - che le ricerche sono partite immediatamente, e con tutti i mezzi disponibili. Se fossi stato io il soggetto deputato a coordinare e dirigere le ricerche, non avrei chiesto 'scusa' di nulla. Si può dire che si sia strafatto, non che si sia sottovalutata la cosa. Per cui, non credo che ci sia, da parte di qualcuno, il dovere di chiedere scusa. Assolutamente. Quando si lavora, e si lavora al massimo, poi il risultato è nelle mani di Dio".

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