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Gravina, fuori dal carcere Filippo Pappalardi

Arresti domiciliari per Filippo Pappalardi, padre dei fratelli di Gravina in Puglia deceduti in una cisterna abbandonata il 6 giugno 2006. Il padre non è più accusato di duplice omicidio ma di abbandono seguito da morte (articolo 591 comma 3 del codice penale) dei figli Francesco e Salvatore. Cadute anche le imputazioni di sequestro di persona e occultamento di cadavere. A deciderlo il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bari, Giulia Romanazzi, che ha accettato l'istanza di scarcerazione presentata dalla difesa del papà di Ciccio e Tore.

Pappalardi - che secondo quanto disposto dal gip non potrà allontanarsi da casa senza essere autorizzato, non potrà avere contatti telefonici e non potrà dialogare con persone estranee al nucleo familiare, ai sanitari e all’avvocato difensore - era rinchiuso nel carcere di Velletri dallo scorso 27 novembre, quando è stato arrestato con le accuse di sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere. La nuova ipotesi di reato ha preso corpo dalle dichiarazioni rilasciate da un testimone che ha visto Ciccio e Tore salire sull'automobile del padre. Il reato di abbandono è spiegato dal fatto che, solo due ore dopo essere stato visto con i figli, il padre si è presentato al commissariato di polizia senza fare alcuna denuncia di scomparsa.

La scorsa settimana Antonio Lupo, sostituto procuratore di Bari, aveva espresso parere negativo sulla richiesta di scarcerazione dell'uomo e Angela Rosa Nettis, presidente del Tribunale del riesame di Bari, aveva detto di non vedere contrasti tra gli ultimi sviluppi della vicenda e l'impianto accusatorio a carico di Pappalardi.

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