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Greta e Vanessa, i punti oscuri del sequestro delle due cooperanti: dal riscatto ai rapporti coi ribelli siriani

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A distanza di quasi una settimana dalla liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, l’eco delle polemiche per il rientro in Italia delle volontarie rapite dalle formazioni islamiste in Siria non si spegne e i punti oscuri della vicenda che ruota attorno al sequestro delle cooperanti sembrano dover aumentare giorno dopo giorno.

Le volontarie italiane tornano in patria dopo 5 mesi di sequestro: le foto a Ciampino

Solo 24 ore fa, le esternazioni del senatore Maurizio Gasparri sui presunti rapporti sessuali “consenzienti” tra le ragazze e i loro aguzzini avevano acceso una feroce polemica su Twitter, culminata in un lungo duello dell’autore del post incriminato con diversi utenti del web.

Oggi l’attenzione dei media, o meglio di alcuni giornali in edizione cartacea e online, è tornata a concentrarsi sull’opportunità dell’eventuale pagamento del riscatto da parte delle autorità italiane ai rapitori di Greta e Vanessa, alla luce della natura terroristica del gruppo armato al quale la cospicua cifra riportata da molti notiziari all’indomani del ritorno a casa delle ventenni responsabili del progetto di cooperazione Horryaty nella Siria in guerra.

Qualcuno, nella fattispecie quotidiani come “Il Giornale”, si è spinto ad ipotizzare, non senza la produzione di documenti apparentemente attendibili provenienti dalle organizzazioni impegnate nel volontariato in terra siriana, un ruolo di sostegno diretto della Marzullo e della Ramelli ai miliziani anti-Assad, in particolare al cosiddetto Esercito Siriano Libero e forse anche ai fondamentalisti di area “qaedista” di Jabat Al Nusra.

(Il ministro Paolo Gentiloni interviene sulla vicenda delle volontarie rapite ad Aleppo)

In rete proprio in queste ore, ad esempio, circola la foto di un grande contenitore con all’interno decine di kit militari, corredati di regolare ricevuta firmata da una delle cooperanti in missione ad Aleppo, inviati ai combattenti in Siria sotto forma di aiuti umanitari, grazie alla mediazione di personaggi gravitanti nell’alveo dell’islamismo radicale intercettati dai Ros dei Carabinieri sul territorio italiano.

Estesi non solo ai detrattori “tout court” delle volontarie internazionali, i dubbi sulla correttezza dell’operato delle ragazze, a detta delle autorità di Roma arrivate a suo tempo in Siria senza avvisare la Farnesina e quindi al di fuori di qualsivoglia “copertura” diplomatica a differenza di altri casi simili.

Quanto al merito del riscatto che secondo insistenti voci riportate da organi di stampa di vario livello e accreditate anche da cronisti ed esperti di politica internazionale negli ultimi giorni, il dibattito è ancora tutt’altro che chiuso nonostante le formali rassicurazioni sulla contrarietà del governo alla trattativa coi sequestratori fornite all’indomani della liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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