Il comico lo accusava di non utilizzare i propri poteri istituzionali per rimuovere l'On. Cesare Previti dalla carica di Parlamentare in quanto condannato in via definitiva a sei anni di reclusione: "Previti è stato condannato a sei anni per corruzione giudiziaria e interdetto per sempre dai pubblici uffici. Da più di un anno è un deputato abusivo. In questo tempo Previnotti non ha ancora trovato il modo di cacciarlo. A Bertinò, ma che ce stai a fà?".
Quest'ultimo, nella mail di cui pubblichiamo alcuni stralci rilevanti, limita significativamente le proprie responsabilità nella vicenda e dà un giudizio politico sulla presenza in Aula di Parlamentari condannati o rinviati a giudizio: "La questione della ineleggibilità e della decadenza dal mandato è regolata dalla legge". [...] La proclamazione della decadenza di un parlamentare è, a sua volta, regolata dalle norme interne all’istituzione. [...] Se posso esprimere un’opinione personale, non connessa alla mia attuale funzione, [ ...] i partiti dovrebbero convenire nella decisione di escludere dalle proprie liste - secondo un principio di responsabilità politica, e non giuridica - condannati o, anche, rinviati a giudizio per reati socialmente pericolosi".
Grillo, nel post introduttivo alla mail di risposta del Presidente della Camera, chiude così: "Prendo atto che la questione morale è diventata una questione procedurale. Non si può nulla contro le procedure. Se esistono ci sarà un perchè. Se nessuna autorità può impedire a un pregiudicato come Previti di fare il deputato o a parlamentari come Vito e Pomicino di essere eletti all’Antimafia, caro Fausto, allora le istituzioni hanno fallito. Bisogna rendersene conto".





