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Grillo? "Ha una paura fottuta del confronto"

Dalle pagine del suo popolarissimo blog Beppe Grillo ha lanciato per il 25 aprile un nuovo V-Day, quello contro la "casta dell'informazione". C'è chi tra i giornali ha provato a capirci di più, cercando - senza riuscirci - di intervistare il comico-blogger. A raccontare la curiosa quanto paradossale vicenda è Alessandro Gilioli, caporedattore de L'Espresso e autore di quella che lui chiama "l'intervista mai fatta a Beppe Grillo".

Gilioli, dal suo blog (salvalo nei Siti Preferiti), spiega il tentativo di intervistare il comico:

"Telefono a Grillo sul suo cellulare per proporgli un’intervista sul tema del V-day contro la stampa, la “vera casta” come dice lui. Grillo mi risponde quasi subito, con gentilezza, ma nicchia un po’ sull’intervista: «Io sono un monologhista», mi dice testualmente. «Invece dell’intervista le scrivo un pezzo io e voi lo pubblicate su L’espresso». Io gli rispondo che un pezzo no, non ci interessa, che per quelli c’è già il suo seguitissimo blog e noi invece vorremmo un confronto, anche aspro magari, sul tema che ha lanciato, il V-Day contro i giornali

Insisto, gli faccio presente che un confronto civile è il modo migliore per far crescere e circolare le idee, gli propongo di andarlo a trovare dove si trova e alla fine sembro parzialmente convincerlo: «D’accordo, facciamolo», dice, «ma non di persona. Mi mandi le sue domande via mail e io le rispondo subito dopo le feste». Il giorno dopo mi metto al mio pc e una dopo l’altra snocciolo le domande. Sono tutte molto semplici, anche se non a zerbino.

Gli mando il tutto con una bella mail. Passa la Befana, passano altri due giorni ma da Grillo nessuna risposta. Gli mando un sms per ricordargli il nostro accordo, lui non risponde. Gli mando un’altra mail copiaincollando la precedente, nel caso la prima si fosse persa. Niente.

Questa mattina, 9 gennaio, gli telefono:

«Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».

«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».

«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».

«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le dò la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno»."


Questo il racconto dei fatti. Ecco ora le tre riflessioni di Gilioli:

"Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto. Sa che il suo linguaggio apocalittico e assertivo non ha niente a che vedere con lo scambio di idee e con il dibattere. E’ chiuso nel suo monologhismo. [...]

Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha preferito non apparire per poter dire che la grande stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al 25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista. Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da solo e senza domande o niente”.

Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet - e detesta così tanto i giornali - proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere. Perfino Berlusconi - dopo i primi tempi in cui mandava le videocassette registrate ad Arcore - ha imparato a rispondere alle domande dei giornalisti. Grillo no."


Chiude il giornalista: "Attenzione, ragazzi, perché se questo è il futuro della politica in Rete fa veramente schifo."

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