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Guido Barilla: "No a gay in nostri spot". Su Twitter è #boicottabarilla: la polemica

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Così parlò Guido Barilla. L'imprenditore emiliano in un'intervista a La Zanzara ha escluso di realizzare uno spot che mostra una famiglia omosessuale e sul web si è scatenato l'inferno. In particolare su Twitter, dove gli hashtag #Barilla e soprattutto #boicottabarilla sono subito schizzati ai primi posti dei TT e ancora stanno lì. Ma che cosa ha detto - e come - l'uomo della pasta italiana più famosa nel mondo?

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A fare deflagrare la polemica è stato ancora una volta Giuseppe Cruciani, che a Barilla ha chiesto un'opinione sulle dichiarazioni di Laura Boldrini in merito all'immagine della donna nella pubblicità, per proseguire poi con una riflessione sul mondo del marketing e della comunicazione, fino alla domanda fatale: "Perché non fate un bello spot con una famiglia gay?". E lo sventurato rispose: "No, non lo faremo, perché la nostra resta una famiglia tradizionale. Se a loro piace la nostra pasta e la nostra comunicazione la mangiano, se no ne mangeranno un'altra. Uno non può piacere sempre a tutti".

E già questo sarebbe bastato al popolo del web per crocefiggere sulla pubblica piazza l'imprenditore emiliano, se Barilla non avesse aggiunto una postilla che ha - di fatto - deciso la fatwa del boicottaggio online: "Non lo farei non per mancanza di rispetto agli omosessuali, che hanno diritto di fare quello che vogliono, senza disturbare gli altri, ma perché non la penso come loro e penso che la famiglia alla quale ci rivolgiamo noi è una famiglia classica".

Apriti cielo. Non solo un bigotto, reazionario e che produce una pasta di infima qualità (perché sul web il passo dall'uomo, all'azienda, al prodotto è stato un attimo), ma pure un arrogante che si arroga - per l'appunto - il diritto di dire che ognuno è libero di fare quello che vuole, fintanto che la sua libertà non limita quella degli altri.

Ora, ironia a parte. Guido Barilla ha detto una cazzata, cioè, ha sbagliato modi e toni, ma da lì a salire sugli scudi gridando alla discriminazione e lanciare campagne di boicottaggio è francamente un po' eccessivo. Vero, il signor Barilla è un personaggio pubblico e come tale non dovrebbe, ma deve fare un'enorme attenzione a ogni cosa che fa e dice, ma in tutta onestà, che ha detto di sbagliato per lui, per la sua storia e più in generale per la società? Ha detto che una famiglia gay non corrisponde all'immagine della sua azienda. E come ben argomenta The Queen Father dell'omonimo blog (che per chi non lo conoscesse racconta di una famiglia omogenitoriale e ha partecipato ai Macchianera Awards 2013): "Sono cazzi suoi". Del resto, vale forse la pena ricordare che è lo stesso signore che ha preso un sex symbol e l'ha messo a parlare con una gallina, distruggendo in una manciata di secondi i sogni poco casti di una generazione di donne. E gay. Of course. Insomma, per essere barbaramente chiari: Guido Barilla è uno cui piacciono i valori tradizionali e per il quale un tizio con gli addominali e lo sguardo ciularino lo vesti da fattore e lo metti a fare i biscotti di notte in un mulino (che poi si capisce perché alla fine parla con le galline).

Come ben scrive Vittorio Zambardino su Wired, "le parole di un industriale che parla di vendere la pasta alle famiglie – ma anche di una persona che dica: a me non piace avere a che fare con gli omosessuali – non sono 'predicazioni di odio'. Sono fesserie, non vale la pena 'mobilitarsi' per questo. E a stretto rigore sono le idee, legittime, di quella persona".

Poi, naturalmente, ognuno è libero di pensarla come vuole. Chi scrive non ha pregiudizi di sorta contro chicchessia, tantomeno i gay, e non fa spallucce di fronte ai problemi e alle magagne di questa Italia e di questa società, anzi, semplicemente si chiede se la reazione della rete non sia piuttosto una deriva che può portare a una pericolosa generalizzazione e banalizzazione delle idee e delle emozioni.

E in tal senso, tra i tanti strali scagliati contro Barilla, la riflessione di Ivan Scalfarotto del Pd è forse quella che meglio centra la questione: "Il rispetto per i suoi consumatori e i suoi lavoratori, tra i quali ci sono persone di ogni nazionalità, cultura e orientamento sessuale avrebbe dovuto dargli la prudenza di non lanciarsi in una filippica omofobica". Perché in questo caso è una questione di rispetto. Lo stesso rispetto che l'imprenditore chiede per sè e le sue scelte. E se si vuole fare una mobilitazione per una mancanza di rispetto ben venga, ma che la si chiami con il suo nome. Scrive ancora The Queen Father: "L'esortazione ai gay da parte di Guido di comprare altre marche se si sentono offesi, è l'unica cosa che mi dà fastidio. Però si tratta di arroganza oligarchica all'italiana, la stessa a cui ci siamo abituati grazie a Silvio".

Come sempre, insomma, il risultato è la conseguenza di mali ben radicati (purtroppo) nella società italiana, quegli stessi che oggi hanno spinto Barilla a fare dietrofont e a scusarsi, non perché abbia cambiato idea, ma perché così si fa. "Mi scuso se le mie parole hanno generato fraintendimenti o polemiche, o se hanno urtato la sensibilità di alcune persone. Nell'intervista volevo semplicemente sottolineare la centralità del ruolo della donna all'interno della famiglia", ha dichiarato l'imprenditore, aggiungendo di avere "il massimo rispetto per qualunque persona, senza distinzione alcuna", "il massimo rispetto per i gay e per la libertà di espressione di chiunque" e di aver detto "e lo ribadisco, che rispetto i matrimoni tra gay". E che naturalmente "Barilla nelle sue pubblicità rappresenta la famiglia perché questa accoglie chiunque, e da sempre si identifica con la nostra marca". Ma non è che un hashtag su Twitter l'ha cambiato, eh.


Il passaggio con le dichiarazioni di Barilla a La Zanzara

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