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Haiti, grave la situazione a un anno dal devastante terremoto

A un anno dal terremoto che ha distrutto Haiti, la situazione nel Paese è ancora disperata. Non si sa come siano stati investiti i 3 miliardi e 600 milioni di dollari di aiuti e, come se non bastasse, da ottobre una terribile epidemia di colera ha inferto un altro duro colpo alla popolazione già duramente provata. Da ottobre sono morte 3mila persone.

L'epidemia di colera si abbatte sulla popolazione di Haiti

La ricostruzione del Paese procede a rilento. Il denaro arrivato è stato investito male e lo stesso ex presidente americano Bill Clinton, incaricato di coordinare gli aiuti internazionali, si è detto irritato. 'Solo il 60 per cento di quanto è stato previsto per il primo anno è stato effettivamente speso' ha sottolineato Clinton.

La terribile situazione nella quale versa ancora il Paese è stata denunciata anche da Medici senza frontiere. Unni Karunakara, presidente di Medici senza frontiere, ha detto: 'Haiti rappresenta, sfortunatamente, lo scenario per l'ultimo fallimento del sistema degli aiuti umanitari. Il Paese è piccolo e accessibile, e dopo il terremoto di gennaio ha registrato uno dei più imponenti e finanziati interventi di aiuto al mondo. Si stima che circa 12mila organizzazioni non governative (Ong) siano presenti sul campo. Perché allora sono morte migliaia di persone per il colera, una malattia facilmente curabile e gestibile? Negli 11 mesi successivi al terremoto, poco è stato fatto per migliorare le condizioni igieniche a livello nazionale, consentendo al colera di diffondersi in tutto il paese ad un ritmo vertiginoso'.

Karunakara ha poi aggiunto: 'Abbiamo iniziato noi stessi la fornitura di acqua clorata. A oggi c'è ancora un solo sito operativo per la gestione dei rifiuti in una città di 3,5 milioni di abitanti. Enormi quantità di aiuti si sono concentrati a Port-au-Prince, mentre scarso sostegno è stato fornito agli operatori sanitari privi di esperienza nelle zone rurali, dove il colera sta divampando. Team di Medici Senza Frontiere hanno trovato centri sanitari privi di soluzioni idrosaline salvavita o cliniche che erano semplicemente chiuse. E' in questo contesto particolare che molte organizzazioni non governative hanno lanciato appelli di raccolta fondi, anche se le loro casse post-terremoto erano ancora piene'.

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Ma qual è oggi la situazione? Macerie coprono ancora la capitale Port-au-Prince e sotto di esse, secondo quanto denunciato dall'ong italiana Cesvi, ci sono ancora migliaia di cadaveri. Il che si traduce in un grave problema per la salute pubblica se non si farà al più presto qualcosa. Alla tragedia si aggiunge altra tragedia. I numerosi bambini haitiani, orfani in seguito al devastante terremoto, sono sempre più oggetto di traffici con l'estero. Come denunciato dall'Unicef Italia, i piccoli molto probabilmente sono destinati alle adozioni illegali.

 (foto © LaPresse)

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