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Homo Naledi, in Sud Africa scoperta nuova specie umana: 1500 fossili dentro una caverna

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Sarà oggetto di approfonditi studi scientifici, con risultati che si annunciano particolarmente importanti grazie alla generosa quantità di reperti venuti alla luce, la scoperta della nuova specie umana, denonimata Homo Naledi, all’interno della caverna di Rising Star a circa 50 km da Johannesburg in Sud Africa.

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Lineamenti e caratteristiche strutturali ricordano l’Homo Sapiens, mentre rilevanti ai fini della ricostruzione di affinità e differenze rispetto alle specie conosciute finora risultano dettagli come la mole del cervello (ridotta, tanto da indurre gli studiosi ad un accostamento col gorilla), le dimensioni di spalle e bacino altrettanto sorprendenti a detta degli scienziati che sono già al lavoro sugli oltre 1500 resti raccolti in loco.

Denti e gambe, molto lunghi e quindi assimilabili in qualche modo alla struttura dell’uomo moderno, depongono a favore della tesi che vorrebbe datare l’epoca del Naledi a 3 milioni di anni fa, ma con l’esame analitico dell’abbondante materiale rinvenuto di recente nella caverna del Sud Africa dal team di ricercatori internazionali si potranno avere maggiori certezze in merito.

(Gruppo di studio internazionale al lavoro sull'Homo Naledi: 1500 fossili in Sud Africa)

Entusiasta per l’eccezionale ritrovamento non lontano da Johannesburg, lo studioso Lee Berger ha salutato la scoperta dell’ominide dai connotati scimmieschi come “qualcosa di inaspettato ma “di eccezionale interesse” in quanto capace di “rivelarci come la natura conobbe varie strade evolutive, una delle quali avrebbe portato all’Homo Sapiens.

Dall’analisi dei numerosi fossili ospitati per milioni di anni dalla grotta di Rising Star gli esperti di paleontologia dovrebbero anche trarre elementi concreti in grado di orientare gli scienziati verso una ricerca specifica sulle distinzioni attitudinali tra individui di sesso diverso e sull’alimentazione degli stessi, nonché in generale sul percorso evolutivo della specie.

Ultimo e non secondario “focus” degli studi sull’Homo Naledi, la simbologia degli “esseri” in esame, che sta destando una crescente curiosità nel gruppo di luminari incaricati del sezionamento e confronto dei resti: sembrerebbe infatti sussistere una propensione alla ritualità di pensieri e comportamenti talmente evoluta da sfociare nella sepoltura dei corpi degli individui defunti.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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