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I vescovi su nascita, morte ed eutanasia

I vescovi italiani colgono l'occasione del messaggio per la 30ma giornata della vita per ribadire le proprie posizioni su natalità, aborto, cura dei figli ed eutanasia (giustamente, la vita dal suo nascere fino al suo spegnersi).

Per i vescovi dovere di ogni essere umano è prima di tutto "servire la vita" e "la civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita. I primi a essere chiamati in causa sono i genitori(...) Il dramma dell’aborto non sarà mai contenuto e sconfitto se non si promuove la responsabilità nella maternità e nella paternità. Responsabilità significa considerare i figli non come cose, da mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori"

Purtroppo secondo la CEI invece di servire la vita "rimane forte la tendenza a servirsene", ed ecco quindi la ricerca di un figlio ad ogni costo, "anche al prezzo di pesanti manipolazioni eticamente inaccettabili" Ma "Un figlio non è un diritto, ma sempre e soltanto un dono. Come si può avere diritto 'a una persona'? - si domandano i prelati - Un figlio si desidera e si accoglie, non è una cosa su cui esercitare una sorta di diritto di generazione e proprietà. Ne siamo convinti, pur sapendo quanto sia motivo di sofferenza la scoperta, da parte di una coppia, di non poter coronare la grande aspirazione di generare figli. Siamo vicini a coloro che si trovano in questa situazione, e li invitiamo a considerare, col tempo, altre possibili forme di maternità e paternità" (riferendosi qui ad adozione e affido).

Infine, servire la vita significa "amarla anche quando è scomoda e dolorosa, perché una vita è sempre e comunque degna in quanto tale. Ciò vale anche per chi è gravemente ammalato, per chi è anziano o a poco a poco perde lucidità e capacità fisiche: nessuno può arrogarsi il diritto di decidere quando una vita non merita più di essere vissuta(...) Stupisce, poi, che tante energie e tanto dibattito siano spesi sulla possibilità di sopprimere una vita afflitta dal dolore, e si parli e si faccia ben poco a riguardo delle cure palliative, vera soluzione rispettosa della dignità della persona, che ha diritto ad avviarsi alla morte senza soffrire e senza essere lasciata sola, amata come ai suoi inizi, aperta alla prospettiva della vita che non ha fine."

In effetti anche per il più strenuo oppositore dei vescovi e di tutto quanto provenga da fonte cattolica è difficile non condividere almeno in parte le parole dei vescovi (certo, anche sul riferimento alle "pesanti manipolazioni" per concepire un figlio si potrebbe discutere a lungo) se non per quanto si riferisce alla controversa questione dell'eutanasia. Solo per fare un esempio, quale cura potrebbe essere "palliativa" rispetto all'essere immobilizzato in un letto senza la possibilità di muovere un solo muscolo, privato finanche della capacità comunicativa? E' indubbio che per alcuni tale vita sarà comunque "degna in quanto tale", ma per altri no. Perchè privare questi ultimi dell'ultima facoltà che gli rimane, quella di decidere della loro vita?

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