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Il Call center come un lager

In ‘Tutta la vita davanti’ Paolo Virzì aveva raccontato le follie che avvenivano in un call center, dalla canzone ballata per iniziare la giornata agli incentivi vocali per le migliori performance. A Firenze nella ditta Italcarone di Incisa Valdarno avveniva più o meno lo stesso ma si devono aggiungere le frustate.

Secondo un’inchiesta di Repubblica alcune centraliniste erano picchiate con un frustino sulle gambe quando si fermavano, a questo si aggiunga il divieto di alzarsi per andare in bagno se non raggiungevano un certo numero di chiamate e trovato gli appuntamenti per i venditori, che porta a porta vendevano il solito super aspirapolvere.

Le ex centraliniste e gli ex venditori hanno denunciato questo episodio di violenza alla Federconsumatori e alla Guardia di Finanza che hanno aperto un’indagine durata tre anni che ha portato all’arresto di cinque persone ai vertici dell’Italcarone. Oltre alle pessime condizioni dei lavoratori questi personaggi sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla frode fiscale. Infatti altre loro filiali vendevano in nero.

Nel particolare le centraliniste hanno spiegato come si svolgeva la giornata tipo: la mattina iniziava sulle note dell'inno nazionale, tenendosi per mano o intonando slogan motivazionali. Bisognava prendere più appuntamenti possibili e inviare i venditori nelle case per concludere i contratti di un oggetto di un valore commerciale di 350 euro, venduto a oltre 3.500 euro o a rate di 94 euro per 60 mesi. I premi, tra cui viaggi, che offrivano ai migliori erano irraggiungibili.

 (foto © LaPresse)

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