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Il terremoto? Un affare

5 anni fa il tremendo terremoto che in Molise devastò numerosi comuni e che i più ricorderanno per la tragedia si San Giuliano di Puglia: 27 bambini morti sotto le macerie della loro scuola. Polemiche a non finire, commozione, indignazione. Sull'onda emotiva del disastro furono raccolti e stanziati fiumi di soldi per aiutare le popolazioni colpite e nel marzo del 2003 l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi conferì al Governatore molisano Michele Iorio (Forza Italia) pieni poteri per gestire la ricostruzione.

Che è successo da allora? Molte case sono ancora diroccate, molte famiglie vivono ancora in alloggi di fortuna ma di soldi ne sono stati spesi tanti...in cosa? Per esempio nel finanziamento di un "museo del profumo" di Sant'Elena Sannita o per il tentativo di ripopolamento della seppia nelle acque del mare molisano. Il rapporto che si legge sul sito Primonumero.it è veramente da brivido: sono stati raccolti e messi a disposizione per la ricostruzione 551 milioni di euro. Di questi sono stati spesi finora 380 milioni di euro. E come sono stati impiegati? Intanto 80 milioni sono stati subito sottratti al "malloppo" per essere impiegati nel "programma pluriennale per la ripresa produttiva del Molise" (da qui il museo del profumo o il ripopolamento della seppia). Rimangono 300 milioni, di cui solo 176 milioni sono stati effettivamente spesi per la ricostruzione. Altri 124 milioni sono stati e saranno spesi in stipendi (stipendi dei dipendenti assunti per le attività post sisma, stipendi assunzioni presso i Comuni terremotati, spese di straordinario dipendenti regionali e personale assunto per il sisma, spese dei consulenti del Commissario...), ristrutturazioni di case di privati (anche lasciate intonse dal sisma), e, in una minima parte (72 milioni) per attività di ricostruzione vera e propria che dovranno svolgersi nel corso del 2008.

In pratica gli italici malcostumi in questa vicenda sono stati due e si sono combinati fra loro: da una parte Iorio, nella sua qualità di commissario, ha attinto largamente ai soldi della ricostruzione per finanziare opere che con la ricostruzione non avevano nulla a che fare ma che andavano a favore del suo bacino elettorale; dall'altra hanno fatto richiesta di finanziamento anche comuni che dal terremoto non erano stati toccati, prendendo a pretesto edifici che erano lievemente lesionati e che magari lo erano già prima. Emblematico in questo senso il caso del campanile di Campochiaro (per il quale sono stati chiesti 11 milioni di euro di danni), del quale racconta la storia l'ex sindaco di Guardaregia, altro comune finto-terremotato "Mi telefonò da Campochiaro (l’altro paese escluso dall’elenco, ndr.) l’allora Commissario prefettizio, visto che il Consiglio Comunale si era sciolto qualche mese prima. Mi disse che stava facendo fare nuove perizie perché forse il campanile della chiesa del paese era stato leggermente lesionato e spiegò che se avessero certificato il danno il suo Comune sarebbe stato dichiarato terremotato. Pure io, allora, mi sono dato da fare: e qualche mese dopo abbiamo individuato alcuni danni al cimitero. Roba da poco, per carità".

Proprio in questi giorni i sindaci dei comuni terremotati sono andati a Roma per chiedere ulteriori finanziamenti, dato che i fondi già stanziati secondo loro no bastano a far fronte alla ricostruzione. Forse farebbero bene anche a chiedersi dove sono realmente finiti i soldi che erano stati messi a disposizione.

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