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Ilva, confermato il sequestro: "Per risanamento, non per chiusura"

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L'Ilva per il momento è salva. Il Tribunale del Riesame di Taranto ha infatti confermato il sequestro degli impianti dell'area a caldo, ma non per chiuderli in via definitiva, bensì per permettere al presidente Bruno Ferrante - nominato custode e amministratore di aree e impianti sotto sequestro - e ai tre ingegneri designati dal Gip di procedere alla bonifica degli stessi, per renderli compatibili con le esigenze di tutela dell'ambiente e della salute indicate dal Giudice Patrizia Todisco.

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Con la medesima ordinanza, il collegio del Riesame ha rimesso in libertà i cinque capiarea dell'azienda attualmente in stato di arresto e ha invece confermato i domiciliari per il patron Emilio Riva, per suo figlio Nicola e per l'ex dirigente dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso.

Una decisione che il presidente Ferrante ha commentato positivamente, spiegando che le soluzioni prospettate perché l'Ilva possa continuare a produrre non sono state "imposte dalla legge o dall'autorizzazione di impatto ambientale", ma adottate "spontaneamente" dall'azienda, aggiungendo di sapere che "esistono dei problemi che vanno affrontati e risolti" e di voler "essere assolutamente trasparenti".

In merito all'operatività, il presidente e custode dell'Ilva ha spiegato: "Faremo il monitoraggio all'esterno con diverse centraline che saranno posizionate secondo accordi con l'Arpa" e ha detto che che a giorni sarà pronto uno studio "per ridurre le emissioni diffuse". L'ipotesi più probabile è "quella della riduzione dell'attività produttiva", ma Ferrante non ne esclude altre definite "tecnicamente praticabili" per raggiungere gli obiettivi richiesti dal Gip in termini di garanzie per la salute e l'ambiente.

Posizione che si colloca nel solco tracciato questa mattina dal ministro Corrado Passera, che dopo aver ribadito l'importanza di "evitare la chiusura dell'Ilva", ha puntualizzato che d'altro canto gli impianti non "vanno tenuti aperti a qualsiasi condizione", in quanto "i criteri di salute pubblica devono essere considerati", auspicando "l'impegno di tutti a non chiudere".

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Impegno che, per quanto riguarda il governo, ha la forma dei 336 milioni stanziati per la bonifica con un decreto approvato dall'ultimo Consiglio dei Ministri e che sarà annunciato alla Camera dei Deputati questa sera o domani mattina, in quanto in attesa della firma del Capo dello Stato. In ogni caso, l'esame dello stesso inizierà poi il 3 settembre: l'annuncio alla Camera è infatti un passaggio istituzionale necessario perché il Presidente lo assegni alle commissioni di competenza.

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