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Ilva, decreto-salvezza pronto. Scontri a Genova, proteste a Roma

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Al termine del lungo e affollato (120 partecipanti) vertice di oggi a Palazzo Chigi, il premier Mario Monti ha annunciato che domani, venerdì, il cosiddetto 'decreto salva-Ilva' sarà presentato in Consiglio dei ministri per l'approvazione. "Non possiamo permetterci di dare un'immagine dell'Italia dove non sia possibile conciliare la tutela dell'occupazione e il rispetto della magistratura, la tutela dell'ambiente e la produzione dell'acciaio", ha detto Monti, sottolineando il carattere d'urgenza della misura, dal momento che "la chiusura dello stabilimento dell'Ilva potrebbe comportare un impatto negativo sull'economia di 8 miliardi annui". Sul piatto, infatti, non c'è il solo stabilimento di Taranto, ma anche quelli di Genova, Novi Ligure e Racconigi, legati a doppia mandata a quello pugliese.

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Ma le rassicurazioni del premier non sono bastate al presidente dell'azienda, Bruno Ferrante, che ha ribadito che "i provvedimenti della magistratura stano provocando gravi ripercussioni sull'occupazione" e che "il quadro rischia di peggiorare", in particolare nel capoluogo ligure, la cui fabbrica a suo dire "è destinata alla chiusura". E a conferma della situazione di forte tensione che si sta vivendo a Genova in queste ore, in serata sotto la Prefettura ci sono stati tafferugli tra la polizia e alcuni operai, con il ferimento di uno di questo ultimi, che è stato trasportato in ospedale. Domani nello stabilimento ligure si terrà un'assemblea dei lavoratori "e poi si vedrà", come ha detto il segretario della Fiom genovese, Franco Grondona, di ritorno da Palazzo Chigi.

Situazione tesa, ma sotto controllo, anche a Roma, dove circa 300 operai, in rappresentanza di tutti gli stabilimenti, hanno intonato cori di protesta contro la "classe politica di ladri", che "non dà risposte" e che "sa solo rubare". I lavoratori se la sono presa con il premier Monti, il ministro del Lavoro Fornero e la famiglia Riva, accusandoli di essere "la rovina dell'Italia" e affermando di manifestare "per il nostro lavoro e per il nostro futuro, che voi ci state rubando".

Nonostante le rassicurazioni, infatti, tra gli operai serpeggia la preoccupazione, dal momento che come ha spiegato il ministro Clini il decreto (che non è "salva-Ilva") deve tenere insieme "la protezione della salute degli abitanti di Taranto e la difesa di migliaia di posti di lavoro senza i quali il quadro sociale può diventare drammatico". Un obiettivo davvero difficile, che oltretutto - allo stato attuale delle cose - garantisce la sopravvivenza dell'Ilva per 24 mesi dalla sua approvazione, allo scadere dei quali se non saranno state effettuate le bonifiche e gli adeguamenti necessari a garantire la sicurezza della salute e dell'ambiente tutto sarà di nuovo in discussione.

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E proprio per scongiurare questo rischio, Maurizio Landini della Fiom Cgil ha ribadito che "bisogna fare gli investimenti necessari perché gli impianti siano messi in regola e quindi bisogna recuperare le risorse", non escludendo nulla, "neppure delle forme di prestito anche pubblico".

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