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Ilva, il gip boccia il piano di risanamento e la produzione minima

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"I beni in gioco, salute, vita e ambiente e anche il diritto a un lavoro dignitoso ma non pregiudizievole per la salute di alcun essere umano, lavoratore compreso, non ammettono mercanteggiamento". Con questo durissimo giudizio il gip del Tribunale di Taranto ha confermato la bocciatura del piano di interventi per il risanamento dell'Ilva già espressa da parte della Procura e ha aperto ufficialmente il fronte di crisi.

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Dopo la protesta sull'altoforno 5 - il più grande d'Europa - messa in atto ieri sera da 14 lavoratori, imitati questa mattina da altri 9 che si sono arrampicati sul camino E312, e il presidio di centinaia di operai davanti all'ingresso della direzione dell'azienda, Fim Cisl e Uilm Uil hanno infatti dichiarato per domani e venerdì due giorni di sciopero, prendendo atto "del forte clima di tensione sviluppatosi nelle ultime ore tra i dipendenti dell'Ilva, che vedono a serio rischio la tutela del proprio posto di lavoro".

Il no del gip Patrizia Todisco al piano di risanamento da 400 milioni di euro presentato dal presidente dell'azienda, Bruno Ferrante, e alla possibilità di mantenere un minimo di produzione, di fatto apre la strada allo scenario peggiore: lo spegnimento degli impianti e il blocco dello stabilimento di Taranto, con tutte le conseguenze del caso.

"Ho 35 anni, tre figli e un mutuo da pagare: non siamo estremisti aziendali. Vogliamo anche noi un ambiente migliore in cui lavorare, ma anche mantenere il nostro posto di lavoro a tutti i costi" ha detto all'Ansa uno dei 9 lavoratori sul camino E312, dando voce alla principale preoccupazione che 'morde' tutti gli operai dell'Ilva: la chiusura dello stabilimento. Tuttavia le posizioni non sono uniformi: alla voce di chi rigetta con forza l'ipotesi di spegnimento degli impianti per procedere alla bonifica si contrappone infatti quella degli operai che hanno avuto e hanno familiari e amici malati di tumore e chiedono la messa in sicurezza dell'Ilva anche a costo di fermarla.

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In questo clima di grande tensione e incertezza, Corrado Clini ha commentato seccamente la decisione del gip di Taranto: "Il ministro dell'Ambiente non fa mercato a difesa della salute della popolazione", aggiungendo che il governo chiederà all'azienda "di cominciare a rispettare adesso, con 4 anni di anticipo, quanto sarà stabilito nell'Autorizzazione Integrale Ambientale, per l'adeguamento degli impianti di Taranto, che stiamo completando in questi giorni" e concludendo: "Mi auguro che questa iniziativa non interferisca con la procedura prevista dalla legge e che prevede che il ministro all'Ambiente sia l'autorità competente per l'autorizzazione integrata ambientale, che rappresenta il documento di autorizzazione all'esercizio degli impianti nel rispetto dell'ambiente".

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