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Incidente nave Genova, aggiornamenti: motore in avaria? Il pilota urlava: "Non ho la macchina"

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Nelle acque del porto di Genova si continua a cercare i dispersi, due addetti ai controlli della Capitaneria, dopo l'incidente navale che ha provocato il crollo della torre piloti al molo Giano, costato la vita a sette persone. Non è ancora chiaro come sia possibile che la poppa della porta container Jolly Nero si sia schiantata contro la struttura in cemento, ma si fa sempre più probabile l'ipotesi di un'avaria del motore. La manovra della nave, in partenza dal porto in direzione Napoli, è stata definita dall'autorità portuale "inspiegabile".

Genova, nave Jolly Nero contro molo Giano: 7 morti e 3 dispersi

La nave della compagnia Messina è posta sotto sequestro: la Procura di Genova ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo e il pm Walter Cotugno ha già sentito il pilota che gli ha fornito la sua versione sull'incidente. Il capitano Antonio Anfossi, che affiancava il comandante della Jolly Nero, Roberto Paoloni, era al timone della nave la notte di martedì 7 maggio. L'uomo è ancora sotto shock per l'accaduto. In quella torre crollata su se stessa in pochi attimi c'erano colleghi e amici: con una delle vittime, Michele Robazza, era stato a cena solo la sera prima. Ai magistrati che lo hanno interrogato ha ripetuto che "la nave non rispondeva" ai comandi.

Incidente nave al porto di Genova, le foto dal molo Giano

Il pilota ha anche ricostruito la manovra della Jolly Nero: il cargo di 60 mila tonnellate e lungo 240 metri è partito dal terminal dell'armatore Messina, situato al molo Nino Ronco, intorno alle 22.45. Ha effettuato una retromarcia, per poi fare un'inversione e uscire di prua dalla rada del porto nel bacino del molo Giano. Ma la manovra di uscita non riesce: la curva è troppo larga e non permette al cargo di ruotare con la prua rivolta al mare. La versione è avallata dalle registrazioni delle conversazioni via radio poco prima dell'impatto. Durante la rotazione per passare dalla navigazione di poppa a quella di prua, il comandante dello Spagna, uno dei rimorchiatori, ha avvisato la Jolly Nero che era troppo vicina al molo urlando: "Non c'è più acqua, che fate?". Il pilota gli risponde con la frase "Non ho la macchina", in gergo l'indicazione che non entrava la marcia avanti.

Jolly Nero: la scheda tecnica della nave dell'incidente a Genova

I rimorchiatori, lo Spagna e il Genoa, che guidano la nave nella rotazione, non sarebbero comunque stati in grado di fermare in pochi metri una porta container dal peso di 45 mila tonnellate, potendo trainare, rispettivamente, 72 e 60 tonnellate. Lo Spagna ha provato raddrizzare la poppa della Jolly Nero aumentando la rotazione, poi si è defilata per evitare di rimanere schiacciata tra la nave e la torre dei piloti. La Procura ha sequestrato anche il cavo di traino dello Spagna, che si è spezzato nella fase finale della manovra, probabilmente in seguito al tentativo di evasione, durante l'urto o qualche istante prima, quando l'angolo di trazione si è acuito improvvisamente per la manovra del rimorchiatore.

Pochi attimi dopo quelle conversazioni tra rimorchiatore e Jolly Nero arriva lo schianto contro la torre di controllo: "L'ho detto al comandante. Ci stavamo accostando troppo al molo Giano. Poi, all'improvviso, la nave non rispondeva più ai comandi, era fuori controllo - ha spiegato il pilota agli inquirenti - Abbiamo provato a fermarci ma i motori non ripartivano. E' stato tutto inutile. Siamo andati a schiantarci contro la torre di controllo ed è stata la fine".

Questo il racconto di attimi terribili di un uomo che ha visto morire i suoi colleghi, ma che non si considera responsabile per l'incidente: "Non mi sento in colpa. Non mi considero responsabile dell'accaduto. Adesso per me è il momento delle lacrime. Piango per i piloti e militari scomparsi, ma al contempo voglio capire cosa è accaduto, come questo disastro si sia potuto verificare". Anfossi è indagato insieme al comandante per omicidio colposo plurimo.

Intanto si cerca di ricostruire l'esatta dinamica dei fatti. Il Presidente dell'Autorità Portuale di Genova ha spiegato ai cronisti che quel tipo di manovra non va effettuata a distanza così ravvicinata al molo, sostenendo che "le navi non si avvicinano mai a quell'accosto". In realtà la polemica sulla distanza dei colossi del mare dalla costa torna a farsi sentire proprio attraverso la testimonianza di una delle vittime, Daniele Fratantonio, che nel 2012 postava la foto di una nave da crociera intenta manovrare proprio davanti alla torre piloti e scriveva: "Se anche tu vedi passare una nave a questa distanza...cosa diresti?".

A Genova è stato proclamato il lutto cittadino e i sindacati genovesi hanno indetto tre ore di sciopero: il sindaco Marco Doria ha espresso il suo cordoglio per il "gravissimo incidente avvenuto nel porto, che colpisce l'intera città" e in particolare "ai familiari di coloro che hanno perso la vita nello svolgimento del proprio lavoro". Tra le vittime dell'incidente ci sono piloti, militari ed operai del porto di Genova: Marco De Candussio, 40 anni, militare della Guardia Costiera; Sergio Basso, 50 anni, di Genova, torrettista della società "Rimorchiatori Riuniti"; i piloti Maurizio Potenza, 50 anni, e Michele Robazza, 41 anni di Livorno; tre dipendenti della capitaneria di Porto di Genova, Daniele Fratantonio, 30 anni originario di Rapallo, Davide Morella, 33 anni, originario di Biella e il sottocapo Giuseppe Tusa di origine messinese.

Nella giornata di mercoledì anche il presidente del Consiglio, Enrico Letta, è arrivato in porto a Genova, accompagnato dal sindaco di Genova, Marco Doria, e dal presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando: "Una tragedia immane - ha commentato il premier - Sono qui per esprimere solidarietà alle famiglie dei feriti e a tutte le famiglie".

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