Excite

Incidente pullman Irpinia, testimoni: "Viaggiava ad alta velocità". Il bus era vecchio di 18 anni

  • Getty Images

Ci sarebbe la velocità elevata, oltre a probabili guasti del mezzo, alla base del terribile incidente in Irpinia che ha provocato 39 morti e 10 feriti. Il fascicolo d'inchiesta aperto dalla Procura della Repubblica di Avellino sul pullman precipitato dal viadotto nei pressi di Monteforte Irpino, è incentrata su tre fronti principali: l'accertamento della condotta dell’autista e di eventuali errori o mancamenti (sul corpo di Ciro Lametta è stata disposta l'autopsia), le condizioni di sicurezza ed efficienza dell'autobus e quelle del tratto autostradale in cui si è verificata la tragedia.

Incidente pullman Avellino: proclamato lutto nazionale. Inchiesta per omicidio plurimo e disastro colposo

Mentre Pozzuoli è in lutto dopo i funerali delle vittime, gli inquirenti stanno recuperando tutti gli elementi utili alla ricostruzione dell'incidente, a partire dalla carcassa del mezzo precipitato nella scarpata: le analisi sulla scatola nera aggiungeranno dettagli di tipo tecnico alle indagini. Poi ci sono le dichiarazioni dei sopravvissuti e di altri testimoni. Secondo le prime testimonianze raccolte, l'autobus precipitato da un viadotto sull'A16 viaggiava a velocità sostenuta: ben oltre gli 80 chilometri, sostiene il Corriere della Sera, tanto che al chilometro 32 dell'autostrada un addetto della Società Autostrade avrebbe agitanto una bandiera arancione per segnalare a necessità di un rallentamento. L'uomo avrebbe raccontato di aver visto il pullman viaggiare a grande velocità e per di più con la porta di destra era aperta.

Incidente pullman Avellino: le foto

Diciarazioni che dovranno essere messe a confronto con quelle dei superstiti della strage. I primi passeggeri interrogati dagli inquirenti riferiscono anche di aver "sentito un tonfo prima dell'incidente, un rumore forte", prima che l'autista cercasse "di accostare al guardrail per fermarsi". L'impatto invece è stato letale: secondo i primi rilievi operati sul posto, il pullman avrebbe investito la barriera "presumibilmente" ad una velocità compresa tra i 100 e 110 km orari, anche se probabilmente prima del'incidente la velocità tenuta dall'autista del bus era minore e forse entro i limiti previsti in quel tratto di strada.

Per quanto riguarda le condizioni dell'autobus, a quanto risulta al Ministero dei Trasporti, trattasi di un mezzo del 1995, che avrebbe percorso 900mila chilometri in questi 18 anni in cui è stato sull'asfalto, immatricolato nuovamente pochi anni fa e revisionato lo scorso marzo: "Vogliamo svolgere un’indagine amministrativa per sapere come vengono fatte queste revisioni" ha annunciato il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi. Un problema, quello del parco mezzi in Italia, che ci vede tra gli ultimi posti in Europa in quanto ad età dei veicoli su strada.

Per quanto riguarda il guasto tecnico che avrebbe danneggiato il sistema frenante e impedito all'autista, pur esperto guidatore, di rallentare la corsa ed evitare l'impatto con il guardrail, è stato accertato che il pezzo di trasmissione rinvenuto lungo l'autostrada è compatibile con il veicolo: si tratterebbe di un elemento del sistema di trasmissione del motore che secondo i tecnici può aver comportato l'incontrollabilità del mezzo. La rottura dell'albero di trasmissione, infatti, interrompe il collegamento tra motore e freni e rende impossibile l'azione frenante. Potrebbe dunque essere questa la ragione che ha reso l'autobus ingovernabile da parte dell'autista.

Intanto la Procura ha iscritto diverse persone nel registro degli indagati per omicidio plurimo e disastro colposo, anche se il procuratore Cantelmo ha preferito mantenere il riserbo sui nomi. Nel fascicolo d'inchiesta non si esclude possa essere coinvolta anche la Società Autostrade per l'Italia, in relazione alla responsabilità sulla sicurezza del tratto in cui è avvenuto l'impatto e al cedimento del guardrail. Il gruppo autostradale ha dichiarato la propria estraneità ai fatti e ha spiegato perchè la protezione ha ceduto: "le barriere laterali bordo ponte tipo 'New Jersey' con mancorrente, presenti sul viadotto in Irpinia (...) sono state concepite per ammortizzare al meglio gli urti delle autovetture, che costituiscono la stragrande maggioranza degli urti", fa sapere una nota, aggiungendo anche che le barriere non sono costruite con muro rigido ma con elementi collegati tra di loro, fissati alla pavimentazione con perni che devono permettere lo sganciamento di qualche elemento in caso di urti particolarmente forti. Per questo, precisa la società, "in caso di urti con mezzi pesanti" le protezioni risultano "idonee a resistere solo entro certe angolazioni di impatto ed entro certi limiti di velocità, perché una maggiore rigidità sarebbe molto pericolosa per gli automobilisti in caso di urto violento". Il gruppo si è detto disponibile a collaborare attivamente con i magistrati per appurare rapidamente le cause del disastro avvenuto domenica 28 luglio 2013.

magazine.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017