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India, italiani rapiti da ribelli maoisti, si tratta per il riscatto

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Paolo Bosusco, 54 anni, guida turistica e Claudio Colangelo, 61, medico missionario, i nomi dei due italiani sequestrati in India da un gruppo di ribelli maoisti, l'accusa? Essere stati sorpresi a fotografare delle donne mentre facevano il bagno, in aree tribali interne, un'azione vietata dalle autorità dello Stato.

I sequestratori, un gruppo maoista dell'Orissa, stato federato dell'India orientale, con una popolazione di circa 37 milioni di abitanti, hanno avanzato numerose richieste al governo centrale per il rilascio dei due italiani: il rilascio di prigionieri politici e il blocco dell'operazione Green hunt, lanciata nel novembre del 2009 dal governo indiano contro i ribelli maoisti Naxaliti. «Abbiamo imprigionato due turisti italiani», diceva il messaggio, «Abbiamo fissato una scadenza per domenica sera per fermare tutte le operazione contro i Naxal e andare avanti con il dialogo sulle nostre richieste in 13 punti. Se il governo non lo farà, sarà l'unico responsabile di ciò che accadrà ai turisti», a parlare sarebbe il leader dei maoisti dello stato indiano dell'Orissa, Sabyasachi Panda.

Intanto, il 'chief minister' dello Stato di Orissa, Naveed Patnaik, si è subito detto pronto al dialogo e i maoisti, nonostante sia scaduto l'ultimatum, hanno preso tempo rispetto alle richieste fatte. I ribelli intanto assicurano: "Non faremo del male agli ostaggi" e secondo la stampa indiana, Bosusco e Colangelo «sono arrivati a Daringibadi - un centro di attrazione turistica nel distretto di Kandhamal, il 12 marzo con alcuni tour operator, ma la polizia li ha messi in guardia sulla minaccia rappresentata dai guerriglieri maoisti nella zona». Nelle prossime ore si spera che i due turisti vengano rilasciati vista la disponibilità del chef minister a collaborare.

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