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India, la ragazza stuprata sul bus è morta: New Delhi in rivolta

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La sua storia ha commosso il mondo e scatenato movimenti di protesta in tutta l'India: è morta la studentessa di medicina ricoverata all'ospedale di Singapore in terapia intensiva, aggredita e brutalmente stuprata due settimane fa, mentre stava tornando a casa con l'autobus bus dopo essere stata al cinema insieme al fidanzato.

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Sei uomini, tra cui il conducente del veicolo, hanno aggredito la coppia picchiando lui e violentando più volte lei: entrambi sono stati poi scaraventati in strada dall'autobus in corsa. La giovane ha riportato danni gravissimi per le percosse e la violenza carnale: ha subìto quattro operazioni chirurgiche nel tentativo di salvare l’intestino, ridotto in condizioni disperate. La ragazza, di cui non sono state rese note le generalità, ha combattuto fino alla fine: le sue ultime parole ai familiari sono state uno straziante grido d'aiuto, "voglio vivere".

Una storia che ha sollevato l'indignazione generale in India con decine di manifestazioni di piazza. Praticamente ogni giorno, da quando è stata resa nota la vicenda della ventitreenne, migliaia di donne e uomini sono scesi in piazza per protestare contro il governo centrale guidato dall’Indian National Congress (Inc) per il crescendo di violenze che si registra nel Paese, chiedendo misure di sicurezza più stringenti nella municipalità di Delhi. Una rabbia diffusa che ha trova il suo fondamento nei dati inqueitanti di questo 2012: nella sola città di Delhi, sono stati denunciati più di 630 stupri, un'abnormità di fronte alla quale l'opposizione in parlamento ha soprannominato Delhi "la capitale degli stupri".

I familiari della ragazza hanno lanciato un appello raccolto dall'ambasciatore indiano a Singapore, T.C.A. Raghavan, che ha spiegato come nonostante lo "stato di prostrazione" in cui versano dopo la morte della giovane, "sperano che la morte della figlia porterà un futuro migliore per le donne a New Delhi e in tutta l'India".

Sul caso si è espresso anche il primo ministro indiano, promettendo che si adotteranno provvedimenti per trasformare la rabbia popolare in iniziative concrete: "Sarà un omaggio vero alla sua memoria se saremo capaci di canalizzare queste emozioni ed energie in un corso di azioni costruttivo" ha spiegato il premier Manmohan Singh in un comunicato diffuso dopo la morte della ventitreenne. La notizia del decesso in ospedale a Singapore, dove era stata trasferita per un trapianto, ha fatto scattare misure di sicurezza urbana a Delhi: si teme infatti che le proteste di piazza possano sfociare in una violenza diffusa. Per questo i palazzi istituzionali del governo sono stati isolati con un cordone di agenti di polizia e ben dieci fermate della metropolitana locale sono state chiuse.

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