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India: toglietemi tutto, ma non il puntino rosso

Quando Ck Anil, giovane funzionario del Dipartimento Agricoltura dello stato indiano del Bihar, ha vietato ai suoi sottoposti il "tilak", il disco rosso sulla fronte simbolo della religione induista, non immaginava evidentemente il vespaio che avrebbe creato una decisione del genere. Sulla sua strada ha trovato l'orgoglio di Lakshman Mishra, vice-direttore del Dipartimento "In trent'anni di carriera non ho mai smesso di portare il segno della mia religione - rivendica Mishra - È legato ai miei sentimenti più profondi, se qualcuno dovesse servirsene per farmi del male, non mi resterebbe che il suicidio".

Niente da fare. L'intransigente Anil, manager in carriera con già alle spalle una recente crociata anti-paan, il digestivo rinfrescante a base di foglie di betel che gli indiani hanno l'abitudine di masticare e sputare, ha rotto gli indugi e mercoledì ha presentato formale richiesta di sospensione per violazione del codice. Mishra ha trovato però conforto nella solidarietà dei colleghi che venerdì si sono presentati al lavoro con vistosi tilak sulla fronte, hanno cinto d'assedio l'ufficio di Anil e preteso il ritiro immediato della richiesta di sospensione. Non solo. Si sono fatti sentire anche i politici, con il ministro delle Attività agricole Narendra Singh che osserva: "Nessuno dovrebbe essere sospeso dal proprio lavoro per aver mostrato il santo tilak, si tratta di una scelta personale".

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