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Iran, una donna condannata alla lapidazione

In Iran una donna rischia la lapidazione per adulterio. I difensori dei diritti umani, i firmatari della campagna "Stop alla lapidazione per sempre", le femministe del Paese e l'organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani, Amnesty International, si sono mobilitati per salvarle la vita. Nel 2002 il ministro della Giustizia iraniano, Ayatollah Shahroudi, ha annunciato una moratoria ma la lapidazione è ancora una realtà. Sono, infatti, numerose le persone in carcere condannate a morte con il lancio di sassi.

La storia di Kobra Najjar, 44 anni, è una delle tante storie che accomunano molte donne dell'Iran e di tanti altri Paesi. Kobra, di Tabriz, dieci anni fa fu condannata a otto anni di carcere e poi alla lapidazione. L'accusa adulterio. Dopo essersi sposata fu costretta da un marito violento a prostituirsi per dodici anni. I guadagni della moglie servivano all'uomo per comprarsi la droga, molto diffusa tra la popolazione irananiana. Un giorno Kobra, segnata da una vita che la stava distruggendo, decide di confidarsi con un cliente che - forse per giustizia forse per amore - le uccide il marito. L'uomo fu condannato a morte ma la famiglia del marito di Kobra accettò, secondo quanto previsto dalla legge islamica, il 'prezzo del sangue' ossia denaro in cambio di perdono. Per Kobra, invece, nessuna pietà. Accusata di essere complice e quindi adultera fu condannata.

Amnesty si unisce al grido che chiede di risparmiare la vita di Kobra e lancia un appello a Teheran affinché salvi la donna dalla terribile pena a cui è stata condannata. "Sappiamo che nel 2004 le lapidazioni sono riprese - denuncia l'organizzazione - nel 2006 e 2007 ce ne sono sicuramente state, senza pubblicità, all'interno delle prigioni, ma ci sono state". In un'intervista al 'Corriere della sera' anche Nazanin Ansari, attivista e direttrice del giornale in iraniano Kayhan di Londra - città in cui è esule - racconta la terribile situazione in cui versa il Paese: "Negli ultimi mesi poi, ancor più nelle ultime settimane, la repressione è aumentata in tutto l'Iran, il regime vuol creare terrore e ridurre al silenzio ogni opposizione interna: arresti, mutilazioni, impiccagioni anche di minori. E lapidazioni. L'élite politica è in difficoltà e reagisce con rabbia. Il regime può fare tutto ciò perché gli intellettuali moderati non sono uniti, né rappresentati in un organismo. Non c'è un'opposizione forte".

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