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James Holmes: il killer di Denver rischia la pena di morte

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Nei filmati diffusi dalle tv e su internet, quello che colpisce di James Holmes, il responsabile della strage di Aurora, a Denver, nel Colorado, non sono tanto i capelli decolorati e tinti di rosso - malriuscita imitazione del Joker di Batman interpretato da Heath Ledger - ma lo sguardo vitreo, catatonico, e il ciondolare la testa come se lottasse contro un sonno che cerca di sopraffarlo da un momento all'altro.

Pare che ad accentuare l'aspetto inquietante di questo giovane di 24 anni che venerdì scorso ha ucciso a sangue freddo 12 persone e ferite 60 siano i calmanti somministrati dai medici della prigione, ma nessuno ha la certezza che sia davvero così e il mistero su chi sia realmente Holmes si infittisce ogni giorno di più.

L'unica certezza, per ora, è che dopo essere apparso ieri davanti ai giudici del Tribunale di Aurora, il Killer di Denver dovrà attendere fino a venerdì 30 luglio, alle 9.30, per conoscere i capi di accusa a suo carico. Oltre che dell'assassinio e del ferimento di decine di innocenti, Holmes con ogni probabilità dovrà rispondere anche di tentata strage, considerato la Santa Barbara innescata e pronta ad esplodere trovata nel suo appartamento.

E mentre ieri, in aula, erano presenti sopravvissuti e familiari delle vittime - "volevo solo guardarlo negli occhi ma non era in grado di tenere lo sguardo fisso", ha detto Mckayla Hicks, 17 anni e un proiettile conficcato nella mascella - sui media impazzano le congetture sulla personalità di Holmes. Per esempio ci si chiede perché non si sia tagliato i capelli prima di comparire davanti ai giudici e il parere di Kimberly Diego, avvocato di Denver che dice che "potrebbe non aver avuto tempo" e che potrebbe farlo, "ma non è detto", soffia sul fuoco dell'infermità mentale, che è poi la strategia sulla quale ha già deciso di puntare la difesa.

In tal senso depone anche la testimonianza di Glenn Rotkovich, proprietario del poligono di Lead Valley Range, in Colorado, che racconta che Holmes aveva inviato una mail di iscrizione il 25 giugno, ma non aveva mai risposto alle telefonate per confermarla, lasciando partire una segreteria dove "aveva una voce gutturale, molto bassa e profonda" e "parlava in modo sconclusionato e incoerente". Un atteggiamento che aveva insospettito Rotkovich, fino a fargli dire ai suoi collaboratori che se Holmes si fosse presentato non dovevano lasciarlo entrare nella struttura.

Considerato che in Colorado vige la pena di morte e che l'accusa sta considerando di farne richiesta, riuscire a far passare la tesi dell'infermità mentale potrebbe evitare al killer l'iniezione letale, anche se, in realtà, l'applicazione della pena capitale nello stato è rara, dal momento che il primo e unico condannato su cui è stata eseguita è Gary Lee Davis, ucciso il 13 ottobre 1997. In ogni caso, l'ultima parola spetta ai familiari delle vittime: i titolari dell'accusa, infatti, prima di procedere si consulteranno con loro.

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