Excite

Joseph Wood, condannato muore dopo 2 ore di agonia: sotto accusa il cocktail di farmaci letali

La sofferenza del condannato a morte è da molti considerata una giusta punizione per i crimini commessi da un “mostro” per il quale non è lecito avere alcuna pietà, ma l’agonia prolungata riservata ai “dead men walking” dopo l’iniezione letale è qualcosa che impone come minimo una seria riflessione.

Dna umano brevettato: stop dalla Corte Suprema USA

Son diversi ormai i casi di esecuzione con supplizio aggiuntivo dalla durata variabile, dai 20 minuti fino alle due ore riservate ad esempio all’ultimo detenuto giustiziato in Arizona, rimasto cosciente e in preda alle convulsioni per circa 2 ore.

Si chiamava Joseph Wood il 55enne predestinato alla massima pena, finito in carcere nel braccio della morte per aver ucciso l’allora fidanzata Debra Dietz insieme al padre all’interno di un’officina per auto, con conseguente condanna in tutti i gradi di giudizio e sentenza capitale della Corte Suprema.

(Detenuto muore dopo 2 ore dall'iniezione letale: governatore Arizona apre inchiesta)

Un cattivo dosaggio dei farmaci letali somministrati dal boia di turno ha fatto sì che il condannato affrontasse dall’inizio del trattamento, cioè precisamente dalle ore 13.52 locali fino al momento del decesso dichiarato dai medici un autentico calvario, sotto gli occhi degli esecutori della pena e nonostante il disperato tentativo dei legali di interrompere l’infinita agonia.

L’appello di emergenza formalizzato dagli avvocati mentre Joseph rantolava ininterrottamente per i fortissimi dolori provocati dal mix di farmaci “difettosi” iniettatigli in vena dagli infermieri non è servito a nulla: 117 minuti di sofferenza e più di 600 rantolii, racconta un inviato dell’Ap presente sul luogo dell’esecuzione, sono stati il prezzo da pagare prima che il detenuto chiudesse definitivamente gli occhi togliendo il disturbo alla giustizia ed all’opinione publica americana.

In seguito alla morte del condannato, i familiari delle due persone uccise da Wood hanno espresso la loro soddisfazione per l’epilogo della vicenda giudiziaria iniziata nel 1991 e terminata 23 anni dopo nel più atroce dei modi: “Costui ha compiuto un omicidio, ora ha avuto quello che merita e non c’è da preoccuparsi dei farmaci” hanno dichiarato a caldo i parenti delle vittime ai giornalisti, precisando di non essere per nulla convinti del fatto che Joseph Wood “abbia potuto soffrire.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

Italia - Excite Network Copyright ©1995 - 2017