Excite

Julian Assange parla in pubblico: "Obama fermi la caccia alle streghe"

  • Youtube

E' stata accolta con un lungo e caloroso applauso l'apparizione di Julian Assange dal balcone dell'ambasciata ecuadoriana di Londra. Di fronte a centinaia di sostenitori, il fondatore di Weakileaks è tornato a parlare in pubblico dopo la guerra diplomatica che il suo caso ha scatenato tra Gran Bretagna ed Ecuador. Barricato dentro la rappresentanza diplomatica dal 19 giugno scorso e da venerdì con lo status di rifugiato politico, Assange ha rivolto il suo messaggio direttamente al presidente degli Stati Uniti Barack Obama, affinchè ponga fine alla persecuzione nei confronti si Wealileaks.

E' scontro internazionale sul caso di Julian Assange

"Ho chiesto a Obama di fare la cosa giusta - ha detto Assange - Gli Stati Uniti devono rinunciare alla caccia alle streghe nei confronti di Wikileaks e smettere di minacciare la libertà dei mezzi di informazione, che si tratti del mio sito o del New York Times". Un messaggio da cui l'amministrazione americana prende le distanze, sostenendo che si tratta di una questione che va affrontata tra il governo britannico, quello ecuadoriano e quello svedese. La Casa Bianca, nelle parole del suo portavoce Josh Earnest, si è detta estranea al caso di Assange e non intenzionata ad intervenire.

Il discorso di Julian Assange: guarda il video

In realtà gli americani c'entrano eccome. Accusato di stupro e aggressione in Svezia, Assange si è sempre dichiarato innocente e si è detto disposto a difendersi in Tribunale, ma teme di essere estradato proprio negli Stati Uniti, dove è accusato di spionaggio e tradimento per la pubblicazione sul sito Wikileaks di migliaia di documenti riservati della diplomazia americana. E Assange si è rivolto ad Obama non solo per la sua personale vicenda: in ballo non c'è soltanto la sua possibile condanna all'ergastolo o addirittura alla pena di morte, ma anche la vicenda di Radley Manning, il giovane militare americano in carcere da oltre 800 giorni con l'accusa di essere la fonte di molti segreti militari svelati da Wikileaks. "E' un eroe, un esempio per tutti noi - ha detto Assange - e deve essere liberato".

Ma il discorso del fondatore di Weakileaks è stato anche un lungo ringraziamento, innanzitutto alle centinaia di persone radunate intorno all'ambasciata dentro la quale si è barricato da due mesi. Da loro si è sentito difeso e supportato: "Se Londra non ha buttato al vento la convenzione di Vienna è perché il mondo stava guardando, voi stavate guardando". Poi il ringraziamento doveroso all'Ecuador che gli ha concesso asilo politico e ha resistito alle minacce inglesi di fare irruzione nell'ambasciata. Infine un messaggio a tutti coloro che nel mondo stanno difendendo la sua causa, che è in fondo quella della "libertà d'espressione minacciata" dal potere politico ed economico degli Stati.

Intanto non sono mancati i tentativi di distensione dopo il lungo braccio di ferro che ha portato l'Ecuador a condedere lo status di rifugiato ad Assange con la motivazione che l'uomo "rischia di diventare un perseguitato politico": il governo del Paese si è detto disposto a riaprire il dialogo con la Gran Bretagna, purchè si prenda in considerazione la possibilità di "ottenere una dichiarazione di garanzia per la vita di Assange e che non venga estradato in un altro Paese". Sulla stessa linea anche Wikileaks, che con il suo portavoce Kristinn Hrafnsson, auspica una ripresa dei negoziati a patto che la Svezia si impegni ufficialmente a non consegnare Assange agli Stati Uniti.

magazine.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017