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Katharina Miroslawa, semilibera dopo 11 anni di carcere

E' semilibera l'ex ballerina polacca Katharina Miroslawa, che ha trascorso 11 anni nel carcere veneziano della Giudecca perché accusata di essere stata la mandante dell'omicidio dell'industriale Carlo Mazza, suo amante, ucciso nel 1986 a Parma. Adesso la donna, che continua a proclamarsi innocente, deve trascorrere in carcere solo la notte, di giorno può uscire. Da due giorni la Miroslawa, 49 anni, è semilibera. Qualora i giudici decidessero di concederle l'affidamento in prova ai servizi sociali, potrebbe rimanere fuori dal carcere anche di notte.

Come si legge su Il Corriere della Sera, l'ex ballerina polacca ha oggi tra i suoi più cari amici padre Andrea, ex cappellano del carcere veneziano della Giudecca, e suor Gabriella. Il sogno della donna è ora laurearsi in Teologia. In cella ha intanto preso il diploma in 'tecnica dell'abbigliamento e della moda'. Padre Andrea ha detto: 'E' stata tutt'altro che privilegiata, anche se tutti credono il contrario. Questa donna se l'è sudata fino in fondo, la libertà'.

La Miroslawa venne condannata a 21 anni e mezzo di reclusione perché ritenuta mandante dell'omicidio dell'industriale e amante Carlo Mazza avvenuto a Parma. Nel febbraio del 1986 Mazza fu ucciso con due colpi di pistola in testa. Le indagini si indirizzarono subito verso la Miroslawa e l'ex marito Witold Kielbasinski, anche lui ballerino di night. Secondo quanto stabilito dall'inchiesta, fu Witold a uccidere Mazza con l'accordo di lei. A spingere i due ad uccidere l'industriale sarebbe stata una polizza sulla vita da un miliardo che Mazza aveva intestato a Katharina poco prima di morire.

La Miroslawa e l'ex marito Kielbasinski furono assolti in primo grado con la vecchia formula dell'insufficienza di prove, dal momento che gli indizi vennero considerati insufficienti. Ma, come sottolineato dal quotidiano, in appello gli investigatori della compagnia di assicurazione che avrebbe dovuto liquidare il miliardo portarono in aula nuovi 'gravi indizi'. Il giorno prima dell'omicidio il fratello della Miroslawa aveva noleggiato un'auto ad Amburgo, dove in quel momento si trovava la coppia, che aveva poi percorso 2.200 chilometri, andata e ritorno da Parma. Così la sentenza di secondo grado stabilì la condanna: 21 anni e mezzo a Katharina e suo fratello, 24 al suo ex marito. Condanna che venne poi confermata in Cassazione nel 1993.

Il fratello e l'ex marito della Miroslawa hanno sempre parlato della sua innocenza, ma invano. I primi sette anni la donna ha vissuto come latitante, ma poi nel 2000 è stata rintracciata a Vienna. Nel carcere, a quanto pare, piano piano la Miroslawa ha coltivato la sua spiritualità. Padre Andrea ha raccontato che una volta la donna le ha detto: 'Ringrazio Dio per questa detenzione anche se la ritengo ingiusta'.

Foto: corriere.it

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