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La lettera di Afef a Vanity Fair

Ormai è una moda. Quando un Vip ha qualcosa da dire pubblicamente, lo fa inviando al suo editore preferito una "lettera a cuore aperto". Su Vanity Fair di questa settimana trovate quella scritta ed inviata, in lingua francese, da Afef Jnifen. La signora Tronchetti Provera risponde con questa moderna forma di "scripta manent" alle dichiarazioni rese dagli indagati dell’inchiesta Telecom in merito alle intercettazioni illegali che l'hanno vista coninvolta: "Certo che è inquietante sapere di essere stata spiata. Ti senti violata. È come quando subisci un furto. Ma che cosa ci puoi fare? Ti arrabbi e poi passa. Anche perché io non ho nulla da nascondere. Quindi non ho paura. Con Marco ci abbiamo persino riso sopra."

In più passi della lettera, Afef denuncia di essere stata vittima di calunnie e malignità: "La mia è una miscela esplosiva. Sono araba, figlia di musulmani, faccio Tv, mi sono sposata con un bell’uomo, che molte belle donne italiane desideravano. È comprensibile che ci sia un po’ di invidia. Ma il razzismo è un’altra cosa, il razzismo è intollerabile. E, comunque, la donna forte, quella sicura di sé, non invidia, non guarda le altre. Tra l’altro la gelosia ti fa invecchiare male. Ti si rovina la pelle. Ti vengono le rughe. Io mi astengo."

Nonostante dichiari di aver passato con serenità "perchè in questa vicenda sono una vittima" questi mesi di bufera, ammette sinceramente che i titoli dei giornali hanno avuto ripercussioni sulla sua famiglia: "io e mio marito ci siamo legati ancora di più. Credo in lui. Non mi ha mai delusa. Lealtà, fiducia, etica, moralità: questi sono i cardini del nostro rapporto. Certo, quando vedi i giornali non puoi rimanere impassibile. Credo però sia “normale” che persone in vista come Marco e me siano oggetto di denigrazione e di veleni. Fa parte di un tragico gioco".

Il marito Marco Tronchetti Provera ha dichiarato che in Italia ci sarebbe una "zona grigia, che manovra per avere il sopravvento" e Afef gli dà ragione aggiungendo che "a parte della triste storia della nostra Italia La zona grigia c’è, e vive alla grande. Ci sono poteri che, quando sei troppo in alto, manovrano per farti scivolare.". La coppia sostiene di avere amici sinceri, anche se si è vociferato di alcuni voltafaccia: "I miei amici sono pochissimi. E non mi sento tradita. (...) Non considererei amiche le persone che lavorano con Marco. Sono professionisti, non li giudico. Nel lavoro un giorno uno sta con te, il giorno dopo contro. È una questione di politica. I manager vanno e vengono."

Afef dimostra grande sicurezza anche quando parla del figlio e delle eventuali conseguenze che una faccenda del genere può avere per un sedicenne. "Non credo che abbia colto molto. A quell’età ti occupi di altre cose. Samy protesta perché non lo faccio andare in discoteca: solo qualche volta al sabato pomeriggio, e solo con un 'angelo custode' alle costole. Gli do libertà, ma controllo. Voglio sapere chi sono gli amici, da dove vengono. Non voglio che pensi di poter fare ciò che vuole. Troppi ragazzi, oggi, hanno perso il senso della misura. Finirà il liceo e poi vorrei che andasse all’università a Londra. Magari potessi andarci anch’io".

L'intervista spazia verso altre malignità che vengono spesso sparate con i Vip, come quella dei sensi di colpa per essere persone ricche: "guadagno bene, ma non rubo nulla. Io stavo bene anche prima di sposare Marco. Non mi è mai mancato niente. Non ho la passione per le auto di lusso, mi sposto su una Mini. Viaggio sia in business class che in economy. Mi vesto con i jeans, una camicia e un pull di cashmere. Non è vero che mi diverto a fare shopping - gratis, magari - nel quadrilatero della moda. Le barche non mi piacciono, piacciono a Marco. Forse dormo più volentieri in un albergo a cinque stelle, questo sì. Non organizzo maxi party. Al massimo una cena semplice per otto. E non vado in giro coperta di diamanti". Afef, del resto, continua a lavorare anche se potrebbe vivere alla grande anche senza fare nulla: "Trovo triste e mortificante l’idea di donne che ambiscono a fare le mantenute. Ho iniziato a lavorare a 19 anni. Tengo la mente attiva, conosco persone nuove, imparo, vivo. Il lavoro è vita. Il lavoro è rispetto. Il lavoro è libertà. Lo è per tutti, e va pagato a tutti. Anche a quelli che i soldi già ce li hanno".

L'intervista si chiude con uno scambio di battute su Vallettopoli: "Non mi piace giudicare le persone prima che i processi siano iniziati e finiti. Troppa gente in Italia paga il prezzo del 'sentito dire'" e sul caso Corona aggiunge: "non capisco quale sia il reato nel proporre a una celebrità di acquistare le sue fotografie prima di offrirle a un giornale di gossip. Sono d’accordo con Diego Della Valle: se uno vuole ritirare delle foto per tutelare la propria privacy, non c’è nulla di male. Dipende molto dal modo con cui certe cose ti vengono proposte. Una cosa è certa, però: sulla privacy, nel nostro Paese, c’è molta confusione e poca tutela. Si fidi, io ne so qualcosa" .

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