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La Marijuana fa bene?

Basta con i luoghi comuni. Farsi una canna non fa male, anzi, pare abbia addirittura effetti terapeutici, ritardando e alleviando i sintomi dell’Alzheimer.
I ricercatori dello Scripps Research Institute ne sono convinti: nella marijuana c'è un principio attivo, il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), che ha il potere di prevenire la caduta dei livelli del neurotrasmettitore acetilcolina meglio di quanto facciano i farmaci attualmente in commercio.

Secondo quanto riportato sulla rivista “Molecular Pharmaceutics” il THC è in grado anche di bloccare l’aggregazione di proteine che possono portare ad un peggioramento dei processi cognitivi e mnemonici dei soggetti colpiti da Alzheimer.
Nel caso queste rivelazioni vengano confermate, si potrebbe procedere a breve alla realizzazione di nuovi farmaci basati sui principi della cannabis.

Questi nuovi risultati riportano di grande attualità la scelta compiuta dal ministro della Salute Livia Turco che qualche giorno fa ha elevato i quantitativi massimi di possesso di cannabis.
Scelta che il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero ha approvato senza indugi: "E' un atto amministrativo simbolico che sottolinea qualcosa di valore più culturale che legislativo. Bisogna parlare di droghe al plurale perchè se lo facciamo al singolare rischiamo di ridurre alla stessa cosa, nella mente dei giovani, la sigaretta di cannabis ai cristalli di cocaina".

Il quesito che vi poniamo è questo: alla luce dei risultati ottenuti dallo Scripps Research Institute, siete d'accordo con l'uso terapeutico dei derivati della cannabis per alleviare le sofferenze dei malati gravi?

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