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La storia di Federico, che cinque anni fa è diventato Vittoria

La sua è stata una vera e propria vittoria di nome e di fatto. Sì perché Vittoria Casamassima cinque anni fa si chiamava Federico e nel suo ambiente di lavoro, una filiale della Banca Regionale Europea, era considerato un latin lover. Poi però un viaggio in Brasile gli ha cambiato la vita. Prima di partire alla segretaria del suo capo disse: "Vado in Brasile: o mi sposo o torno donna".

In una conferenza stampa Vittoria, che ha scritto un libro "La dolce attesa di Eufrasia", ha raccontato la sua storia "per dare coraggio a chi è come me". Quella che oggi è una donna elegante e affascinante ha detto: "Io sono stata fortunata a trovare un ambiente di lavoro come il mio, altri sono costretti per sopravvivere ad andare sulla strada". Vittoria, infatti, non ha subito alcuna discriminazione, ha solo ascoltato il consiglio degli amici sindacalisti della Camera del Lavoro di Milano che, all'epoca, le hanno suggerito di seguire un "approccio morbido coi colleghi".

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"All'inizio non fu affatto facile - ha raccontato Pierluigi Marabelli, responsabile delle risorse umane dell'istituto di credito - soprattutto per chi stava seduto nelle scrivanie vicine. C'erano problemi che oggi fanno sorridere, ma all'epoca no, come l'utilizzo del bagno. Ma ho sempre pensato che Vittoria fosse una persona con una sua dignità e il diritto a essere rispettata per com'era. E come lavoratrice, beh, era in gamba prima e lo è adesso".

Vittoria poi ha ricordato: "A darmi coraggio fu una collega in ascensore, non mi aveva mai parlato. Mi disse 'Tieni duro, siamo con te'. Ricordo anche chi diceva che saremmo diventati la banca dei gay, ma in generale il clima era positivo e ora non ho nessun problema. Sono innamorata del lavoro in banca, da sempre, e da quando sono donna cerco di tenere ancora di più la barra dritta in ufficio: per chi non è donna biologica come me è giusto così, non essere sopra le righe".

Massimo Mariotti, responsabile del centro Gay della Camera del Lavoro, ha però detto: "Non sempre queste storie vanno a finire bene, spesso i transessuali vanno a finire in strada o sono discriminati nelle aziende".

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