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La storia di Marien, prostituta dei disabili

Nel cuore della Spagna, a Barcellona, c'è una donna che da undici anni offre prestazioni sessuali ai portatori di handicap. Si chiama Marien, ha 48 anni, è separata e ha un figlio. Fino a poco tempo fa la sua attività era segreta, ma attraverso un'intervista al quotidiano El Mundo Marien ha parlato della sua professione e del perché ha deciso di dedicarsi ai disabili.

In seguito all'intervista, però, il blog e il sito della donna sono stati oscurati. Numerose richieste sono sopraggiunte, tra queste elogi, ma anche insulti. Le parole di Marien hanno portato alla luce il delicato tema della sessualità nelle persone disabili. "Ho scoperto - ha detto la donna - che queste persone non sono così fragili come si può credere. Hanno bisogno di aiuto in alcuni momenti, ma hanno una capacità non comune di superare le avversità".

Marien ha definito il suo lavoro un "servizio sociale" intrapreso all'inizio per convenienza. Le altre prostitute, infatti, non vogliono lavorare con i disabili. "Mi sono sposata a 17 anni - ha raccontato la donna - è andata male, avevo un figlio e un padre a carico... Ho cambiato nome e ho cominciato a lavorare nei night club di Barcellona. Vedevo le mie colleghe disprezzare gli uomini sulla sedia a rotelle, gli zoppi o quelli che indossavano occhiali dalle lenti spesse. Capii che la strada era quella: iniziai a inserire inserzioni sui giornali catalani presentandomi come escort indipendente. Specificando subito quali fossero i destinatari del messaggio".

Presto Marien ha ottenuto successo ed è riuscita a guadagnare una discreta somma di denaro. "Posso vivere comodamente - ha detto la donna - ho potuto comprare due appartamenti, far studiare mio figlio. Dare piacere a chi soffre è un servizio sociale. Ho clienti fissi da anni. Siamo diventati amici. Non c'è né pudore né pietà, il sesso è uno scambio, loro ne hanno bisogno, io glielo do".

Marien ha spiegato che rilasciando l'intervista a El Mundo ha voluto "spezzare il tabù sulla sessualità dei portatori di handicap". La donna ha affermato: "Mi commuovono la gratitudine, l'affetto. E' vero, vengo pagata, le mie tariffe sono chiare, anzi il denaro è un modo di comunicare netto, senza fraintendimenti. Eppure loro mi ringraziano, come se provare una sensazione erotica per chi è affetto da una diversità fosse un miracolo, una concessione impossibile".

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