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Don Tarcisio Vicario, parroco di Cameri: "Convivere peggio che uccidere". Fedeli indignati, poi le scuse

Don Tarcisio Vicario si è scusato per le parole scritte in un bollettino consegnato ai fedeli durante la celebrazione domenicale, ma la polemica scoppiata attorno alle tesi estremiste del parroco di Cameri sembra dover durare ancora a lungo.

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Non c’è spazio per mediazioni nella teoria esposta dal sacerdote del piccolo centro in provincia di Novara, convinto della gravità maggiore del peccato della convivenza tra due persone legate a livello sentimentale rispetto ad un reato odioso come l’omicidio, almeno dal punto di visto dei sacramenti.

In particolare, coloro che scelgono di vivere insieme senza passare per il matrimonio si rendono responsabili, ad avviso di Don Tarcisio, di una colpa continuativa consistente “nell’infedeltà vita natural durante, imperdonabile agli occhi della Chiesa e dei suoi ministri di culto.

Un’idea, quella del parroco piemontese, esposta con la metafora shock dell’omicida sinceramente pentito e perdonato diversamente dal convivente irriducibile, che ha mandato su tutte le furie la comunità cittadina di Cameri mettendo in imbarazzo le alte sfere ecclesiastiche.

Invitato ad intervenire per censurare l’operato del suo sottoposto, il vescovo della diocesi di Novara Giulio Brambilla si è impegnato a porgere le scuse ufficiali dell’istituzione religiosa rappresentata a “tutti coloro che si sono sentiti offesi dalle fuorvianti affermazioni scritte nel bollettino parrocchiale”.

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La Chiesa, secondo il superiore di Vicario, deve rimanere madre anche quando vuole essere maestra di vita nonché “attenta a qualsiasi situazione umana alla quale va annunciato il Vangelo”, ragion per cui l’uscita del sacerdote di Cameri è da considerare del tutto inopportuna.

Nettamente in conflitto con le aperture di Papa Francesco sul tema dei diritti civili ed in generale sul rapporto tra i “pastori” cattolici e il popolo dei credenti, le clamorose sortite di don Tarcisio Vicario hanno sollevato un polverone in rete che solo con la presa di posizione del vescovo di Novara potrebbe placarsi: per il diretto interessato, probabilmente, oltre alle scuse formali sarà necessario un profondo e ben motivato mea culpa.

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