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Lampedusa: arrestato presunto scafista, si nascondeva tra i disperati. Le storie dell'orrore tra stupri nel deserto e torture

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di Simone Rausi

Nascosto tra la folla, voleva sembrare uno di loro. Ma loro, il dramma e l'angoscia ce li hanno ancora scritti in faccia. Si riconoscono, sanno chi sono. Hanno imparato a trovare un po' di famiglia in quelle facce disperate. Lui, il somalo 24enne che è diventato il loro carceriere, è stato in fretta segnalato alla polizia. "Quel somalo fa parte dell'organizzazione che abbiamo pagato per portarci in Italia" ha detto un testimone. "Lui è uno dei capi, è responsabile di sequestri e stupri" .

Lampedusa: l'incendio sul barcone della morte

Alla testimonianza di uno se ne sono aggiunte presto molte altre. Mercoledì gli investigatori della sezione Criminalità organizzata della squadra mobile di Palermo, con i colleghi della squadra mobile di Agrigento e del Servizio Centrale Operativo, sono arrivati sull'isola e hanno raccolto ben 8 testimonianze. Storie atroci e angosciose che inchiodano il somalo 24enne e mostrano uno scenario raccapricciante. Se il viaggio maledetto della carretta del mare e l'incendio della barca per una coperta in fiamme che ha provocato oltre 360 morti vi sembrano già abbastanza sappiate che le violenze e gli stupri sono partiti molto prima. Prima ancora della partenza dall'Eritrea.

Nei verbali della polizia ci sono storie di ragazzine violentate nel deserto, di uomini tenuti prigionieri fino al giorno della partenza, di donne torturate fino al pagamento dell'ultima rata. Una ragazzina di diciassette anni racconta di come tre miliziani le hanno inzuppato la testa nella benzina prima di violentarla a turno. Un'altra donna racconta la sua terribile esperienza: una violenza sessuale davanti all'amica poi uccisa.

"Ci obbligavano a vedere i nostri compagni mentre venivano torturati con vari mezzi, tra cui manganelli, scariche elettriche alle piante dei piedi. Chi si ribellava, veniva legato a una corda che collegava gambe e collo, in modo che anche un minimo movimento creava un principio di soffocamento" si legge nel provvedimento di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. "I sequestratori chiedevano dai 3.300 ai 3.500 dollari per la liberazione. Siamo stati rinchiusi in una stanza per oltre dieci giorni fino a quando i soldi non venivano accreditati dai nostri familiari sui conti bancari che loro ci dicevano. Le ragazze che non potevano pagare venivano costrette a subire violenze carnali. Poi, dopo il pagamento, ci veniva data l'opportunità di parlare con tale Aziz. Naturalmente, per il viaggio venivano chiesti altri soldi". Il somalo 24enne, uno dei responsabili, è già rinchiuso nel carcere di Agrigento e attende ora la convalida del fermo del GIP. Sulla sua testa pendono 30 anni di carcere. Nella sua coscienza invece centinaia di vite distrutte.

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