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Lampedusa, incendio su barcone: 94 cadaveri e 250 dispersi. Lega Nord: "Colpa della Kyenge"

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di Simone Rausi

Un barconte di migranti avvolto dalle fiamme si rovescia nelle acque di Lampedusa. È strage. Non ci sono altre parole per riassumere quanto accaduto poche ore fa a mezzo miglio dall'Isola dei Conigli. I numeri sono inequivocabili e non lasciano spazio a fraintendimenti: 94 cadaveri recuperati (tra cui quello di una donna incinta e di due bambini) e oltre 250 dispersi in mare. Dati che sembrano arrivare da un bollettino di guerra, come quella da cui scappano i migranti, come quella tra gli scafisi e la capitaneria di porto.

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"Una tragedia senza precedenti. In tanti anni di lavoro qui non ho mai visto nulla di simile" dice Pietro Bartolo, medico responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa. Insieme a lui decine e decine di altri soccorritori arrivano in queste ore nel porto dell'isola che ormai sembra una fosssa comune a cielo aperto. L'isola di Lampedusa è in pieno allarme rosso, non c'è più spazio per i migranti, tantomeno per i loro cadaveri. Quella del porto come rimessa di corpi senza vita è una situazione estrema e agghiacciante, una location d'emergenza ma temporanea visto che il numero impressionante di cadaveri, peraltro destinato a crescere, verrà presto trasferito dentro uno degli hangar dell'aeroporto. Ma come si è arrivati a questa tragedia del mare? Ricostruendo la vicenda – grazie anche alle testimonianze dei sopravvisuti (151, fin ora, le persone tratte in salvo) pare che la causa di tutto sia stato un incendio.

Alcuni dei migranti, arrivati ormai in prossimità dell'isola, avrebbero acceso un fuoco bruciando una coperta così da farsi notare sulla riva. Il ponte della barca, però, sarebbe stato unto di benzina e così, in pochi secondi, il barcone sarebbe stato avvolto dalle fiamme. In preda al panico, centinaia di persone si sarebbero tuffate in mare. Molte altre, in acqua, ci sarebbero finite conseguentemente al rovesciamento del barcone. A viaggiare sulla piccola imbarcazione, stipati come bestie, sarebbero stati in più di 500. Uomini, donne gravide, bambini, alcuni piccolissimi. Buona parte di loro è ancora disperso e man mano che passa il tempo le speranze di trovare dei corpi in vita diminuisce sempre di più. Decine di sommozzatori starebbero già effettuando le ricerche in mare. A dare man forte nei soccorsi anche alcune motovedette e barche di diporto. Perfino un Canadair dei Vigili del Fuoco è decollato a mezzogiorno dall’aeroporto di Roma Ciampino.

Nel frattempo, l'eco della tragedia ha già fatto il giro del mondo. Letta bolla il tutto come "immane tragedia", il Papa parla di "grande vergogna" mentre da Strasburgo si medita su come offrire maggiore solidarietà all'Italia. Alfano si impegna a recarsi sull'isola, in veste di rappresentante di governo, quanto prima ma è la Lega Nord quella con le dichiarazioni più spiazzanti. Secondo i leghisti buona parte della colpa sarebbe da imputare al tandem Boldrini-Kyenge e alle loro "politiche buoniste e ipocrite" utilizzate al posto di azioni di supporto ne paesi del terzo mondo. Gianluca Pini, vicepresidente di Lega Nord a Montecitorio, accusa la Boldrini e la Kyenge di aver diffuso, continuamente e senza filtro, messaggi di accoglienza. "Tanto la Boldrini quanto la Kyenge hanno sulla coscienza tutti i clandestini morti in questi ultimi mesi" ha affermato Pini. "Hanno segnato un punto di non ritorno" ribatte la Kyenge. "Le loro parole sono offensive per noi ma soprattutto per le vittime. Non è il momento di dare le colpe". Non risponde alle provocazioni, invece, Laura Boldrini che ha preferito telefonare al sindaco di Lampedusa, Giusy Nicolini, promettendole una visita all'isola in tempi brevi. E così, mentre in Parlamento si cerca un capro espiatorio e dall'Europa arrivano sguardi ora severi ora di pietà, in una piccola isola del mar Mediterraneo si contano i morti. E sono troppi. Mai così tanti.

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