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L'Aquila, Bertolaso al telefono sul terremoto: "La verità non si dice"

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La sentenza sulle responsabilità della Commissione Grandi rischi in merito al terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009 continua a far discutere. Dopo la raffica di dimissioni che ha coinvolto l'ente all'indomani della pronuncia del giudice, ecco che spuntano nuovi particolari che riguardano l'allora Capo della Pprotezione Civile Guido Bertolaso. A far discutere sono oggi le sue dichiarazioni al telefono con il sismologo Enzo Boschi: l'audio dell'intercettazione telefonica, recuperatata dalla procura di Firenze nell'ambito dell'inchiesta sul G8, è riportato dal sito del quotidiano La Repubblica.

Bertolaso al telefono: "La verità non si dice". Guarda il video

Bertolaso e Boschi si confrontano all'indomani del terribile terremoto che ha fatto 309 vittime tra gli abitanti dell'Aquila e la preoccupazione che emerge è quella di trasmettere messaggi il più possibile tranquillizzanti. Il 9 aprile 2009, nello stesso giorno in cui la Commissione Grandi Rischi si sarebbe riunita a Roma nella sede dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Bertolaso è al telefono con Boschi: "Mi hanno chiesto: ma ci saranno nuove scosse?". L'allerta sul terremoto e la paure che lo sciame sismico possa fare altre vittime è altissima, così Bertolaso spiega al sismologo che c'è bisogno di una comunicazione rassicurante: "La riunione di oggi è finalizzata a questo, quindi è vero che la verità non la si dice".

La condanna ai membri della Commissione Grandi Rischi: sei anni per omicidio colposo plurimo

Nella stessa telefonata, Bertolaso sembra dettare la linea da seguire, spiegando di dover occultare l'esito della riunione e trasmettere messaggi che sminuiscano l'allarme terremoto: "Alla fine fate il vostro comunicato stampa con le solite cose che si possono dire su questo argomento delle possibili repliche e non si parla della vera ragione della riunione. Va bene?". Bertolaso chiede anche di essere informato sulla conclusione dell'incontro e su tutto ciò di cui la Commissione ha discusso. "Non ti preoccupare, sai che il nostro è un atteggiamento estremamente collaborativo - risponde Boschi - Facciamo un comunicato stampa che prima sottoponiamo alla tua attenzione".

Parole che suonano come macigni all'indomani della sentenza che condanna a sei anni di carcere sette esponenti della Commissione Grandi Rischi per omicidio colposo plurimo, a causa del comportamento omissivo nell'informazione di prevenzione sul sisma. Una decisione che ha sollevato una serie di polemiche sull'autonomia degli scienziati e sui condizionamenti che questo precedente in giurisprudenza potrà creare sulle eventuali future emergenze. Scandalizzato il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che ieri aveva paragonato la sentenza a quella che condannò Galileo Galilei: "Se il motivo è che non hanno fatto una previsione esatta del terremoto, questo è assurdo. Spero che l'appello ribalti tutto, chiederò agli scienziati di ritirare le dimissioni".

Oggi queste intercettazioni raccontano una verità sconcertante: il tentativo di occultare i reali rischi di un terremoto che aveva già mostrato tutta la sua potenza distruttrice e che pure, secondo Bertolaso, doveva essere ridimensionato agli occhi dell'opinione pubblica e dei media. La stessa operazione era stata invocata dal direttore della Protezione Civile pochi giorni prima del sisma. In un’altra intercettazione del 30 marzo 2009, l'"uomo delle emergenze" avrebbe chiesto agli esperti della Commissione Grande rischi di riunirsi all’Aquila per smentire le dichiarazioni del sismologo Giuliani, che aveva avvertito sulla pericolosità dello sciame sismico in atto da mesi sul territorio aquilano: un'intervento che per Bertolaso avrebbe dovuto "zittire subito qualsiasi imbecille" e "tranquillizzare la gente", spiegando che "cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male. Capito?".

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