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Laura Pausini assolta: non diffamò l'ex fidanzato Alfredo Cerruti

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Buone notizie per Laura Pausini. E non solo perchè la gravidanza della pop-star procede a gonfie vele. La Cassazione si è pronunciata sul procedimento che la vedeva accusata di diffamazione nei confronti dell'ex fidanzato per una frase di un'intervista pubblicata dalla rivista A.Anna: la sentenza della Suprema Corte ha prosciolto l'artista "perchè il fatto non costituisce reato", mettendo così la parola fine ad una lunga vicenda gudiziaria.

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Laura Pausini non ha mai diffamato il suo ex compagno, il manager Alfredo Tommaso Cerruti. L'accusa di averle rubato dei soldi pubblicata dal settimanale è il frutto di una ricostruzione giornalistica che ha alterato le dichiarazioni dell'artista, visto che la frase incriminata non è mai stata pronunciata dalla cantante. La stessa sentenza della prima sezione penale della Cassazione ha ordinato un nuovo rinvio a giudizio per la cronista autrice dell'intervista e il direttore responsabile Maria Latella.

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Il testo depositato dalla Corte, con le motivazioni della sentenza di proscioglimento, spiega come la registrazione dell'intervista sia stata determinante per scagionare la Pausini dall'accusa di diffamazione a mezzo stampa: "Emerge dalla stessa sentenza che alla domanda della giornalista, riferito al Cerruti: 'ma è vero che ti aveva preso dei soldi anche?', la Pausini aveva risposto: 'no, non posso dire niente di questo'". Risposta che nell'articolo pubblicato su A non era stata riportata: la cronista l'aveva sostituita con l'espressione ben più ambigua "abbiamo una causa in corso, non è il caso di parlarne". "Non vi e' dubbio che, al momento di rispondere alla giornalista - riporta la sentenza - la Pausini in nessun modo diffamò il Cerruti, negando recisamente che egli le avesse rubato dei soldi".

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Si chiude così una vicenda giudiziaria che si trascinava da anni: già nel 2010 la Cassazione si era pronunciata sul caso, annullando una precedente sentenza di proscioglimento emessa dal gup. L'acquisizione di nuovi elementi-chiave, come la registrazione e la trascrizione della telefonata sulla base della quale venne redatta l'intervista, ha permesso però una nuova valutazione dei fatti.

L'accusa di Cerruti, infatti, è caduta di fronte alle parole pronunciate dalla viva voce della Pausini, che non potevano in alcun modo configurare una diffamazione. Il fatto che la cantante abbia dato l'assenso alla pubblicazione del testo, secondo la Cassazione, rappresenta una mera disattenzione, una condotta colposa compiuta da "chi bene sapeva di non aver in alcun modo riferito falsità".

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