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Lavoro nel pubblico dunque mi assento

A confermare i più biechi luoghi comuni sul posto pubblico eden del nullafacente arrivano i dati ISTAT 2005 relativi all'assenteismo negli uffici comunali (della capitale ma anche degli altri comuni d'Italia) da cui emerge un risultato veramente inquietante: ogni dipendente comunale (fra permessi, malattie, aspettativa) si assenta in media 30 giorni all'anno, praticamente un mese di ferie aggiuntivo oltre a quello regolamentare. Ogni giorno (secondo i dati forniti dal nuovo sistema informatico integrato) manca all'appello un dipendente su quattro, 6/7000 anime la cui assenza fa ovviamente crollare in modo drammatico la produttività degli uffici. Rispetto alle aziende private abbiamo un tasso di assenze nel pubblico superiore del 54%.

Se poi si tiene conto dei dipendenti in "servizio esterno", cioè non tenuti a timbrare il cartellino (vigili urbani, giardinieri, etc) il computo giorni non lavorati sale fino ad un mostruoso 50. Non si capisce in effetti come , seppur male, gli uffici possano continuare a funzionare: delle due cose l'una, o gli organici sono enormemente sovradimensionati o ci sono degli impiegati stakanov che riescono col loro duro lavoro a tappare le falle dei colleghi nullafacenti.

Contro la dilagante marea di giorni non lavorati le amministrazioni sembrano voler adottare una linea di intransigenza: la Sise siciliana (gestore del 118) ha licenziato 30 autisti soccorritori, a Roma verranno inviate ispezioni immediate ai dipendenti assenteisti. Esempio che si spera verrà seguito anche negli altri comuni d'Italia, dato che di una maggiore efficienza pubblica c'è quanto mai bisogno.

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