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Le tette di Selvaggia Lucarelli al centro di dibattiti di intellettuali italiani, da Gad Lerner a Sallusti

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di Simone Rausi

Archiviati gli 80 euro di Renzi e la crisi in Crimea che ormai è preistoria, a rimbalzare da una testata a un blog, c’è un nuovo scottante argomento di strettissima attualità. Trattasi di una questione scomoda che scuote gli animi della classe intellettuale italiana, accende dibattiti come un petardo nel buio pesto delle coscienze e tira in ballo citazioni di Wittgenstein. Insomma, giusto per citare l’illuminato direttore de L'intraprendente Giovanni Sallusti, che proprio non si è tirato indietro sulla questione, siamo di fronte a una “vexata quaestio”. Di che parliamo? Ma delle tette della Lucarelli, e di cosa se no?

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Ad accendere la miccia è stata Elisabetta Ambrosi sul Fatto che, col pretesto di recensire il romanzo di Selvaggia, si è concessa un appassionato saggio breve sul torace Lucarelliano raccontato in prima persona proprio dalle tette della Lucarelli, e in un attimo siamo in atmosfera letteratura distopica con contaminazioni pirandelliane da metateatro. Eccovene un estratto: “Siamo state sue umili servitrici [parlano le tette, ndr.], cavallo di Troia per entrare in ogni tipo di trasmissione tv e ora all’improvviso scopriamo di essere un ingombro perché con le tette al massimo si va a Sanremo, mica al premio Strega[…]. Per due terzi del libro la signorina continua a portarci in giro quando esce con gli uomini più improbabili rivendicando il diritto di fare l’intellettuale pure seminuda […]. Poi a un certo punto, in un dialogo con le sue amiche, vero climax del libro, comincia a lamentarsi di noi[…] e di lì è un precipitare di ingratitudine, fino a quando incontra un candidato sindaco che le propone di stare al suo fianco in campagna elettorale e lei rifiuta con riluttanza perché a sinistra le tette non piacciono, evocano volgare opulenza. Insomma Selvaggia deciditi: o ci porti fiera fin dentro il Ninfeo o ti rassegni al sandalo piatto comunistoide. Ma presentare il libro da Feltrinelli abbottonata fino al collo e però col tacco dodici pitonato no. Un po’ di coerenza” .

La Lucarelli, dal canto suo, che preferirebbe avere una prefazione del romanzo ad opera di Moccia che una nuova diatriba sul suo decolleté, ha preso la questione con la solita filosofia. Guai a toccargli la tette a Selvaggia (metaforicamente parlando, s’intende, che qui è un attimo che si diventa sessisti) ed infatti ecco spuntare puntuale la solita replica piccata. La Lucarelli non si limita a dire “Per me è no” ma scava nel torbido (in questo caso il blog della Ambrosi, e non c’era granchè da scavare) in cerca di elementi da schierare contro e da mettere sul banco degli imputati come farebbe un Salvo Sottile dei più accigliati. Al grido di “rosicona malevola” la Lucarelli ricopia la biografia della Ambrosi e commenta il tutto con un Le adolescenti andavano in gita e magari sviluppavano pure le tette, mentre lei studiava Hegel piallata come la Bassa padana. Poi arriva la stoccata finale: “Provi almeno a indovinare la casa editrice del mio romanzo, nel suo pezzo[…] . Questo, a casa mia piena di cassetti traboccanti wonderbra, si chiama fare male il proprio lavoro, pure con una retromarcia di reggiseno. E io i miei articoli a Libero li mando senza erroracci da dilettante. Cari saluti.” La Lucarelli se ne va come se la questione non la riguardasse nemmeno e la Ambrosi finisce ko. Pensate che sia finita qua? Manco per niente.

Gad Lerner riprende la Lucarelli e si interroga sul significato del termine “rosicone” tanto in auge di questi tempi: “Cosa significa, precisamente? Si insinua con malcelato compiacimento che la persona da cui provengono le critiche, ovvero il “rosicone”, altro non sia che un infelice frustrato dall’impossibilità di godere delle medesime fortune (o virtù) del criticato”. Sallusti bolla il seno della blogger come una questione metafisica e dio solo sa quante ancora ne dovremo sentire. Il caso si è ormai gonfiato (possiamo dirlo) e il prossimo step è uno speciale approfondimento della Gabanelli. Attendiamo con ansia.

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