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Le verità di Roberto Saviano

Il suo libro, a più di un anno di distanza dalla sua uscita, continua a vendere, ad esser letto sulle spiagge d'agosto, a fare scandalo, a stupire, a raccontare storie incredibilmente vere, storie di camorra, storie italiane. Per il clamoroso successo di Gomorra Roberto Saviano (da noi intervistato in occasione dell'uscita del libro) è stato minacciato di morte dalla camorra e messo sotto scorta già da diversi mesi.
Il numero di oggi dell'Espresso, settimanale con il quale Saviano collabora da tempo, esce con una nuova intervista fatta da Gianluca Di Feo a Roberto Saviano alla luce delle rinnovate minacce fatte alla sua persona dal clan dei casalesi, un'intervista sulla sua vita da condannato sotto scorta e di scrittore di successo.
Ecco alcuni passi dell'intervista:

"Paura non ne ho. Fin quando c'è la parola, la possibilità di trasmettere le proprie idee, quella è la vera difesa. Certo, con il mio lavoro ho esposto anche i miei familiari. L'unico motivo per cui ho maledetto il mio libro è per le pressioni che hanno subito i miei cari e di cui non mi perdonerò.
Scoprire quanto potesse essere potente la scrittura è stato uno choc. Non solo per lo sconvolgimento totale della mia esistenza. In genere, un libro non riesce a influire sulla vita dell'autore. Invece intorno a 'Gomorra' si è creato subito un passaparola, una catena di persone che attraverso il libro si sentivano a me vicine e io ho sentito questo contatto con loro. Non avrei mai immaginato tanto. Due siti Web di solidarietà, la vicinanza di amici nuovissimi che hanno protetto le mie parole. E quella di alcuni colleghi".

Saviano si dice stupito "dall'accusa di aver infangato la mia terra. Di aver speculato sul suo dolore. C'è stata prima diffidenza e poi ostilità per il modo con cui ho raccontato la criminalità. Da molta intellighenzia napoletana e dal mondo puritano delle lettere che si è sentito invaso da nuovi codici, nuove visioni e soprattutto nuovi lettori.
Gomorra sancisce l'ascesa del lettore e dimostra la grande possibilità della scrittura. Rivoluzionaria. Perché non è la scrittura che apre la testa, non è lo scrittore che rende liberi i lettori. No: è il lettore che rende libero lo scrittore, che cancella la censura".

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