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Le vittime italiane dell'uranio impoverito

Dopo anni di negazioni e smentite finalmente una verità che era sotto gli occhi di tutti comincia ad essere ammessa anche ufficialmente. Il ministro Parisi davanti alla commissione di inchiesta del Senato ha snocciolato i dati ufficiali sui soldati italiani ammalati o morti di tumore dopo essere rientrati da missioni in territori in cui era stato fatto uso di proiettili all'uranio impoverito.

Le cifre sono impressionanti: sono 255 i militari italiani che in 10 anni di missioni (1996-2006) in Kossovo, Iraq, Libano, Afghanistan hanno contratto patologie tumorali. Di questi 37 sono morti. Su questi argomenti, ha precisato il ministro, "non esiste alcun segreto di Stato" anche se "vari fattori hanno impedito sinora di raggiungere una solida base informativa. Queste sono le cifre che risultano dalla raccolta dei dati in possesso del sistema sanitario nazionale, che possono variare di qualche unità dopo le ulteriori verifiche di dati clinici e libretti personali (...) Restano tuttavia fuori i casi di militari che si sono congedati da anni e che non hanno chiesto riconoscimento della causa di servizio. La loro malattia quindi potrebbe essere nota solo al Sistema sanitario nazionale e non anche a quello militare".

Parisi però viene duramente contestato dall'Osservatorio Militare (associazione che assiste gli appartenenti alle forze armate e i loro familiari), secondo il quale i dati forniti sono "inferiori sia rispetto a quelli denunciati nella scorsa legislatura, sia rispetto ad un documento della sanità militare dello Stato maggiore della Difesa, di cui l'Osservatorio è in possesso", documento in cui si parla di "2.536 militari affetti da patologie tumorali, di cui 164 deceduti". Il sospetto, sostiene Domenico Leggiero dell'Osservatorio, è che ci siano "interessi che vanno ben oltre quello che potevamo supporre".

Questo per quanto riguarda i militari italiani, che hanno comunque una speranza di veder riconosciute le loro istanze. Non bisogna però dimenticare le popolazioni dell'Afghanistan, dell'Iraq, dei Balcani, soggette ai letali effetti dei proiettili all'uranio impoverito non per pochi mesi ma per tutta la vita. Chi riconoscerà i diritti di queste persone, già falcidiate dalla guerra, ad una esistenza libera dai micidiali effetti dell'uranio?

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