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Lea Garofalo, sciolta nell'acido per aver denunciato la 'ndrangheta. Ora gli arresti

La collaboratrice di giustizia calabrese Lea Garofalo, 35 anni, è stata uccisa e sciolta nell'acido in un terreno a San Fruttuoso, vicino a Monza. Per l'omicidio della donna, ritenuto una vera e propria esecuzione, sono state emesse sei ordinanze di custodia cautelare in carcere, notificate questa notte. Gli arresti sono stati eseguiti tra Lombardia, Calabria e Molise.

Lea Garofalo era la compagna di uno dei soldati della faida dei calabresi di Petilia Policastro (Crotone) trapiantati a Milano. La donna era scomparsa tra il 24 e il 25 novembre scorsi. A quanto pare, prima di essere uccisa la donna sarebbe stata interrogata. Lea Garofalo nel 2002 aveva iniziato a collaborare con l'Antimafia nelle indagini sulla faida tra i Garofalo e il clan rivale dei Mirabelli e nel 2006 le era stato revocato il piano di protezione.

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Nella notte sono stati notificati in cella due mandati di arresto, uno a Carlo Cosco, 40 anni, ex convivente della donna, coinvolto in inchieste antimafia alla fine degli anni Novanta a Milano e cugino di Vito Cosco, autore della strage di Rozzano (Milano), l'altro a Massimo Sabatino, 37 anni, spacciatore di Quarto Oggiaro. Gli altri quattro destinatari del provvedimento sono i fratelli Giuseppe 'Smith' Cosco, Vito 'Sergio' Cosco, e altre due persone, una delle quali accusata solo di distruzione di cadavere. Dalla relazione tra la Garofalo e Carlo Cosco è anta una figlia ora maggiorenne.

Sembra che, con il pretesto di mantenere i rapporti con la figlia, Cosco abbia organizzato l'agguato a Lea Garofalo, mentre questa si trovava a Milano. L'uomo avrebbe attirato la donna nello stabile di viale Montello 6. La donna, così, lo scorso 24 novembre partecipò a una riunione di famiglia per decidere dove la figlia avrebbe proseguito gli studi dopo le superiori. Dal pomeriggio di quel 24 novembre si è persa ogni traccia della donna.

Secondo le indagini, almeno quattro giorni prima del rapimento, Cosco ha predisposto l'intero piano per far sparire la donna. Ha contattato i complici, si è assicurato il furgone dove è stata caricata a forza, la pistola per ucciderla, il magazzino dove interrogarla e l'appezzamento dove scioglierla nell'acido. La distruzione del cadavere sarebbe stata decisa per 'simulare la scomparsa volontaria'.

 (foto © LaPresse)

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