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Lele Mora derubato, furto da 10mila euro alla stazione di Milano: "Erano soldi per Don Mazzi"

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Un sabato pomeriggio da dimenticare per Lele Mora, aggredito e derubato da un malvivente all’interno della stazione centrale di Milano mentre si accingeva a prendere un treno.

Lele Mora vende abiti usati al mercato rionale di Milano: "Beneficenza per don Mazzi"

Il borsello appoggiato sul trolley ha attirato l’attenzione del ladro, pronto ad approfittare del momentaneo isolamento dell’illustre personaggio per appropriarsi della refurtiva scappando indisturbato.

La cifra sottratta dall’abile rapinatore è stata resa nota dallo stesso agente dei vip subito dopo la denuncia del furto formalizzata al Commissariato Garibaldi-Venezia: ben 10mila euro, che secondo il diretto interessato erano destinati a Don Mazzi ed alla sua comunità di recupero per ragazzi disagiati.

Lele Mora, davanti agli uomini della Polizia di Stato, ha dovuto fornire immediatamente dettagliate spiegazioni sul motivo per cui avesse con sé una così rilevante quantità di contanti, incautamente custoditi dentro un astuccio lasciato in vista sopra la valigia.

(Lele Mora si racconta in un'intervista a tutto campo su La7: guarda il video)

Per il momento, la versione esposta dal manager sembra non aver suscitato particolari dubbi negli agenti incaricati dell’accertamento dei fatti, anche perché i rapporti di Mora col parroco fondatore di Exodus possono giustificare il generoso versamento che stava per essere effettuato dal famoso talent scout delle aspiranti star convertito al volontariato in seguito alle disavventure giudiziarie degli ultimi anni.

Proprio un giorno prima della rapina alla stazione, lo stesso imprenditore veneto aveva accolto con soddisfazione la notizia dell’assoluzione con formula piena del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi in appello nell’ambito del processo Ruby, costato già una durissima condanna a Lele Mora ed Emilio Fede, ma anche a Nicole Minetti.

I sette anni comminati dal Tribunale di Milano ai tre amici dell’ex presidente del Consiglio, accusati di favoreggiamento della prostituzione minorile, pesano come un macigno sulla reputazione di tutti e tre i coimputati.

La speranza di un ripensamento della magistratura e di un annullamento della pena inflitta, dopo lo scagionamento totale di Berlusconi, si è riaccesa per tutte le parti in causa, convinte di poter uscire senza macchia dall’imbarazzante vicenda processuale giunta ormai verso la conclusione.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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