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L'elefante che parla: Koshik dice "ciao" in coreano

  • Repubblica.it

La scienza e la psicologia si sono interrogate a lungo sulle proprietà del linguaggio verbale e sulla possibilità che esso possa appartenere anche alla specie animale. Certo la capacità simbolica, quella di esprimere i significati attraverso il linguaggio, è peculiare degli esseri umani, eppure ci sono alcuni esemplari che potrebbero aprire nuove importanti scenari sulla capacità degli animali di "parlare", o quantomeno di emettere suoni che si avvicinano ad una qualunque lingua.

Kolshik, l'elefante che parla: guarda il video

Un esempio in questo senso arriva dalla Corea del Sud: all' Everland zoo di Yongin, un elefante di 22 anni riesce ad imitare il linguaggio umano attraverso poche ma significative parole. Koshik, così si chiama il pachiderma, pronuncia suoni che assomigliano alla lingua coreana. Le sue vocalizzazioni consistono sostanzialmente di cinque parole: "annyong" (ciao), "choah" (buono), "aniya" (no), "Anja" (siediti) e "nuo" (coricarsi). La particolarità di Koshik sta anche nel modo in cui pronuncia queste parole: l'elefante parla attraverso la proboscide, che riesce a mettere in bocca emettendo così semplici suoni che mostrano evidenti analogie con la voce umana.

Un gruppo di nativi coreani ha trascritto le parole ascoltate durante la riproduzione dei discorsi di Koshik. Tecnicamente secondo gli esperti, il meccanismo che permette all'elefante di vocalizzare è simile all'imitazione: l'animale riproduce il timbro ed il tono dei suoi addestratori, così come avviene per altri animali come i pappagalli o i merli. La sua predisposizione a "parlare" è sintomo di una ricerca di comunicazione con gli umani.

Il suo caso è stato analizzato dagli esperti della Università di Vienna, che studiano come le capacità di Koshik possano rappresentare dei passi in avanti importanti nelle conoscenze sulla biologia e l'evoluzione dell'apprendimento vocale. La loro ricerca è stata pubblicata dalla rivista Current Biology: secondo le analisi degli studiosi, l'elefante è in possesso di una capacità di linguaggio sviluppata nei primi anni di vita, quando allo zoo è entrato in cantatto unicamente con esseri umani. Di quì l'apprendimento della capacità vocale: dunque Koshik "sa parlare", anche se gli scienziati non possono stabilire se sia consapevole o meno del significato delle parole che pronuncia.

Non è la prima volta che un elefante riesce ad emettere suoni particolari: un esemplare maschio asiatico di uno zoo in Kazakistan sarebbe riuscito a produrre enunciati in russo e in kazako (anche se il suo caso non è stato studiato), mentre alcuni elefanti africani sono riusciti a imitare il suono dei motori di un camion.

"Dove c'è una volontà, c'è un modo - spiega la ricercatrice di bioacustica all'Università di Vienna, Angela Stoeger-Horwath - Evidentemente la volontà di Koshik di condividere vocalizzazioni con i suoi amici umani era così forte che ha inventato un nuovo modo di fare suoni - ha commentato. Sembra che principalmente utilizzi questi vocalizzi per creare un legame con le persone piuttosto che per il loro significato".

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