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Leonardo, parla il padre: "Ho salvato mio figlio". La madre chiede di liberarlo

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Sul caso del piccolo Leonardo, prelevato a forza dalla polizia per essere portato in una casa famiglia su ordinanza del giudice, si sono sollevate reazioni di sdegno da parte delle più alte cariche istituzionali. Le immagini sconcertanti del bambino portato via dal padre e dagli agenti mentre era a scuola a Padova, nonostante le sue resistenze e le urla e di madre e zia, hanno sollevato una serie di inquietanti interrogativi sulle responsabilità di chi ha ordinato ed eseguito l'atto di forza. In attesa che il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri riferisca in Parlamento sull'accaduto, sono già arrivate le sue scuse e quelle del capo della polizia Manganelli per il comportamento degli agenti, con l'apertura di un'indagine interna.

Parla il padre di Leonardo: guarda il video

Ma oltre all'aspetto della palese violazione dei diritti del bambino, a far discutere è la situazione familiare di Leonardo: un bambino di soli 10 anni conteso dai genitori che si fanno la guerra, costretto da un'ordinanza della Corte d'Appello del Tribunale dei minori di Venezia a trasferirsi in una comunità, poichè il padre, cui è stata affidata la patria potestà, non è idoneo ad occuparsene. Una sentenza arrivata anche sulla base di una perizia psicologica aspramente contestata dalla madre. Ombretta Giglione è accusata di aver praticato una sorta di lavaggio del cervello nei confronti del figlio e di essere responsabile della patologia di cui Leonardo sarebbe affetto. La donna avrebbe sobillato il figlio contro il padre, impedendogli di coltivare un sano raporto con lui e usandolo come arma nei confronti del coniuge.

Leonardo prelevato a forza da scuola: guarda il video

Anche qui i dubbi sono molti, perchè la Pas, ovvero la sindrome da alienazione parentale, non è ancora riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale. E Ombretta Giglione ha smentito categoricamente questa ipotesi, spiegando di non aver mai impedito al bambino di avere a che fare col padre, nè di essersi opposta al prelievo ordinato dal tribunale: "Il bambino era a disposizione, ma il bambino non vuole essere strappato al suo mondo - ha dichiarato a TgCom24 - Vede il padre negli incontri protetti previsti per riconciliare il rapporto e riusciva a vederlo una volta alla settimana. Mio figlio non voleva andare a casa sua perché a casa del padre è stato ripetutamente chiuso in una stanza perché piangeva e voleva tornare a casa. Tutto ciò è agli atti". Alla donna è stato di fatto impedito di vedere il bambino: preoccupata che il piccolo sia stato addirittura sedato, la Giglione ha chiesto l'immediato intervento delle istituzioni per liberare Leonardo e permettergli di tornare alla sua vita di tutti i giorni.

Sull'altro fronte, fanno molto discutere le parole del padre di Leonardo, che era presente al momento del "blitz" della polizia nella scuola elementare di Cittadella di Padova e avrebbe perfino aiutato gli agenti a caricarlo a forza sulla volante. L'uomo ha cercato di minimizzare l'accaduto, sostenendo che in realtà non c'è stata alcuna forma di coercizione e che il bambino è in buone condizioni psicologiche. Difficile a credersi, vista la brutale aggressione di cui è stato vittima e che è documentata dal video girato dalla zia, ma il padre assicura: "Ho salvato mio figlio e ora sta bene, è sereno. L'importante è questo. Ho pranzato, giocato alla playstation e poi cenato con lui e l'ho messo a letto. Era anni che non lo facevo ed è stata una bella emozione". Soddisfatto dunque dell'esito della vicenda, l'avvocato in guerra con la sua ex-moglie ha ribadito che la famiglia materna di Leonardo gli avrebbe impedito per anni di frequentare il figlio. Poi un segnale di distensione nei confronti dell'ex moglie: "Io ritengo che mio figlio debba assolutamente vedere sua madre - ha dichiarato a Repubblica - Non ci penso neanche lontanamente a intraprendere una guerra come quella che si era messa in testa di condurre lei. Certo, mi accerterò che venga rispettata la procedura decisa dai giudici".

Intanto la conestatissima perizia psichiatrica che avrebbe convinto il giudice a togliere alla mamma la patria potestà del ragazzino sta scatenando un dibattito sull'opportunità di conferire legittimità giuridica ad una diagnosi basata su una toria ancora non formalizzata scientificamente come quella della Pas. Sulla questione è intervenuto Rubens De Nicola, il consulente tecnico d'ufficio nominato dal Tribunale di Venezia e autore della perizia. In un'intervista al Corriere del Veneto, De Nicola ha spiegato le circostanze che hanno motivato la sua relazione. A far propendere per la decadenza della patia potestà alla madre, provvedimento gravissimo e non frequente nella giurisprudenza, sarebbero state le condizioni di "ansia" in cui ha vissuto Leonardo: "Il bambino rischiava molto, in termini di salute psicofisica, a vivere in un ambiente in cui subiva tante pressioni e condizionamenti. Ora è in una struttura protetta, l'ho visitato e sta bene, ci sono molte persone che si prendono cura di lui. Tra qualche settimana cominceranno i colloqui con lo psicologo e poi tornerà a scuola, probabilmente non la stessa che ha frequentato finora".

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