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Libia, quattro italiani sequestrati: sono stati rapiti a Mellitah, la città del gasdotto Eni

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Quattro italiani sono sotto sequestro a Mellitah, in Libia. Il rapimento è stato riferito dalla Farnesina che non ha fornito ulteriori informazioni. In zona parte il gasdotto Greenstream, i cui tre quarti sono gestiti dall'Eni che ha fatto grandi investimenti in quel progetto.

Dopo l'escalation militare dei mesi scorsi, il Ministero degli Esteri aveva avvisato gli italiani presenti in Libia delle difficoltà in alcune aree del Paese. I miliziani dell'Isis, infatti, non sono così lontani da Mellitah, anche se al momento non c'è alcuna vera ipotesi sulla natura del rapimento.

Quando l'Eni sospese la produzione di petrolio in Libia

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha dichiarato: "L'Unità di crisi si è immediatamente attivata per seguire il caso ed è in contatto costante con le famiglie dei connazionali e con la ditta Bonatti". Ma sul rapimento non ha aggiunto altro. Secondo le informazioni a disposizione, comunque, i quattro italiani sono 'spariti' nella città di Zuaia, controllata dai combattenti di 'Alba della Libia', la coalizione islamista che controlla Tripoli ma che non è affiliata all'Isis. Anzi, è rivale del gruppo Stato islamico.

I quattro italiani rapiti sono dipendenti della Bonatti, una spa con sede a Parma, specializzata in servizi di ingegneria per impianti energetici. La società è presente in molti Paesi: Algeria, Arabia Saudita Austria, Canada, Egitto, Francia, Germania, Iraq, Kazakhstan, Messico, Mozambico, Romania, Spagna, Turkmenistan. Insomma il suo respiro internazionale porta i lavoratori ad andare anche in Paesi complicati dal punto di vista geopolitico. Anche se la situazione in Libia è davvero molto critica.

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