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L'Ilva stanzia 146 milioni per la bonifica. Ma si allarga l'inchiesta per corruzione

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E' stata una giornata convulsa e cruciale a Taranto: sono arrivati, come annunciato, i ministri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico, Corrado Clini e Corrado Passera, in una città bloccata da due giorni dai lavoratori dell'Ilva che occupano la statale e dalle manifestazioni di piazza di ambientalisti e comitati civici a sostegno della magistratura e dei suoi provvedimenti di sequestro. Tensioni controllate e mantenute a debita distanza dalla zona rossa della Prefettura, blindata e pronta ad accogliere gli esponenti del governo arrivati per evitare la chiusura senza ritorno dello stabilimento.

Taranto divisa tra il vertice dei ministri e le manifestazioni di piazza degli ambientalisti: guarda le foto

L'incontro con le istituzioni locali, le parti economiche e sociali e i vertici dell'azienda siderurgica ha dato i suoi frutti: il commissario dell'Ilva, Bruno Ferrante, ha annunciato lo stanziamento di 146 milioni di euro per misure in favore dell'ambiente: ai 90 milioni già finanziati, se ne aggiungeranno altri 56 per la bonifica degli impianti, per il rispetto delle prescrizioni indicate dall'Autorizzazione integrata ambientale del 2001, per le iniziative ambientali indicate dalla regione Puglia ed altre autonome dell'azienda.

Alla fine del confonto, anche i ministri si presentano in conferenza stampa per commentare la giornata: soddisfatto Corrado Passera, che ha proclamato la massima collaborazione con la Procura di Taranto, auspicando però che si torni indietro sul pericoloso stop all'attività produttiva. Il ministro dell'Ambiente Clini annuncia la nuova Autorizzazione integrata ambientale che il governo approverà entro il 30 settembre: recepirà le richieste dei magistrati, ad eccezione del fermo degli impianti, le prescrizioni sul monitoraggio delle emissioni nocive e le direttive europee sulla riduzione dell'impatto ambientale.

Ilva di Taranto: confermato il sequestro

Nella stessa giornata si apre però un nuovo filone d'inchiesta a carico dell'Ilva, già oggetto delle indagini della Procura di Taranto in merito all'ipotesi di reato di disastro ambientale. Sono tredici tra manager, politici e funzionari pubblici le persone finite nell'inchiesta della Guardia di Finanza che ipotizza i reati di corruzione e concussione. Ci sarebbe stata una rete di rapporti che legava controllori e controllati al fine di addomesticare le perizie sull'Ilva: l'uomo-chiave dell'inchiesta è l'ex responsabile dei rapporti istituzionali Girolamo Archinà, centro di un sistema di relazioni con esponenti del mondo politico locale, appartenenti alle forze dell'ordine e perfino figure ministeriali che gli permetteva di pilotare sopralluoghi e verifiche ed esercitare pressioni sui componenti della commissione deputata ad emanare l'Autorizzazione integrata ambientale.

Ad incastrarlo sarebbero delle immagini della Gdf che lo riprendono nel marzo 2010 mentre in una stazione di servizio consegna una busta al professor Liberti, il perito nominato dalla Procura: una presunta mazzetta da diecimila euro che secondo gli inquirenti doveva favorire il gruppo siderurgico nelle relazioni da consegnare ai pm. Non solo. Emblematica del sistema orchestrato da Archinà, è l'intercettazione telefonica in cui un funzionario della regione, il dottor Palmisano, lo rassicura prima di un sopralluogo all'Ilva: "Non ti preoccupare, lo fanno all'esterno". E subito dopo lo stesso Archinà tranquillizza il direttore dello stabilimento, Capogrosso, assicurando di aver preso le dovute precauzioni in merito ai controlli: "Ho preso accordi, tranquillo, verranno nell'ufficio e rimarranno legati alla sedia".

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