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Luxottica e il welfare aziendale. Arriva il carrello della spesa

La famosa azienda Luxottica, per arginare la perdita di potere d'acquisto dei dipendenti, ha pensato due anni fa di costruire, in accordo con il sindacato, un welfare aziendale. Dopo due anni in cui sono stati decisi tempi e modalità, l'azienda è ora pronta a partire con l'esperimento che ha visto impresa e sindacato collaborare e che, sostenendo i dipendenti, punta a incrementare la qualità del lavoro.

Ma di cosa si tratta esattamente? L'azienda che produce occhiali, il cui patron è Leonardo Del Vecchio, si è posta l'obiettivo di integrare il salario dei propri dipendenti con una serie di benefit non monetari. In questo modo l'impresa spende meno, perché grazie al potere contrattuale può ottenere uno sconto dai fornitori, ma aiuta concretamente i suoi lavoratori.

Con il programma di welfare aziendale, Luxottica ha pensato di regalare a quasi 8mila dipendenti "carrelli della spesa" dal valore di 110 euro. Un benefit non monetario che si traduce in risparmio reale per il personale. Se, infatti, l'azienda mettesse in busta paga 100 euro, a causa del cuneo fiscale i dipendenti ne intascherebbero solo 50.

I dipendenti possono inziare a ritirare i propri "carrelli della spesa" a partire da questi giorni nella Coop Trentino. Tra i prodotti alimentari presenti nel carrello, pasta, olio, caffè, parmigiano. Da sottolineare, inoltre, che si tratta di prodotti di marca.

Ma non finisce qui. Secondo quanto previsto dal welfare aziendale in autunno l'azienda fornirà gratuitamente ai figli dei suoi impiegati ed operai i libri di scuola. Ma non solo. Anche borse di studio, asili nido, corsi di lingue e servizi di medicina specialistica. Grazie a un voucher dell'azienda, inoltre, si potrà andare dal dentista, dal ginecologo e dal pediatra. Come spiegato dal responsabile delle risorse umane Nicola Pelà i benefit "diventano la terza gamba della retribuzione, una gamba complementare allo stipendio e ai sistemi di incentivazione monetaria tradizionali come quelli previsti per gli straordinari". Pelà ha poi sottolineato che anche i benefit nel campo dell'istruzione e della sanità "non sono alternativi al welfare pubblico, ci limitiamo a trasferire potere d'acquisto in quelle aree in cui lo Stato non offre un servizio soddisfacente".

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