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Madre e figlio uccisi a coltellate a Milano, il killer confessa: era un amico di famiglia

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Ci sono volute diverse ore di interrogatorio per ottenere la confessione del killer di Libanny Mejia Lopez e del figlio di 3 anni, trovati morti in casa ieri a Milano. Ad uccidere la donna e il bambino è stato un 37enne salvadoregno, Victor Hugo Menjivar Gomez, mosso al folle gesto da un forte impulso sessuale verso l’amica che lo aveva ospitato per cena.

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L’atroce omicidio è stato compiuto al termine di una serata trascorsa in compagnia della ragazza dominicana, insieme ai rispettivi figli che spesso giocavano insieme: l’uomo, nonostante fosse sposato peraltro con una persona in ottimi rapporti con la ragazza sudamericana, era da tempo intenzionato ad intensificare le proprie avances nei confronti della Mejia, sfruttando l’amicizia tra i figli per farsi avanti in maniera sempre più esplicita.

Proprio in occasione della serata trascorsa nell’abitazione di Libanny, Gomez ha tentato un approccio fisico incontrando la resistenza della donna, successivamente costretta con un grosso coltello da cucina a cedere alla richiesta di fare sesso, peraltro a pochi metri di distanza dai bambini che stavano giocando in un’altra stanza. L’eccitazione provocata dall’alcool ingerito nei minuti precedenti ha fatto perdere il controllo al giovane, che in poco tempo ha compiuto una strage, eliminando a coltellate prima la sua “preda sessuale” e poi il piccolo Leandro, nel frattempo scappato.

Da incubo la scena apparsa agli occhi della madre della Lopez, recatasi per trovare la figlia e il nipotino qualche ora dopo: in un bagno di sangue, con una profonda ferita alla gola, giaceva il corpo della ragazza, mentre ancora più straziante è stato il ritrovamento del cadavere del bambino, probabilmente trucidato al termine di uno spietato inseguimento da parte dell’assassino.

L’arma del delitto, secondo lo stesso killer torchiato dagli investigatori fino al crollo finale, era stata gettata in via Primaticcio subito dopo la strage, per poi essere ritrovata grazie alla confessione del colpevole di fronte al pm Gianluca Prisco ed al procuratore aggiunto Alberto Nobili.

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