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Mafioso in carcere violentato dal clan perché gay

Un affiliato del clan, finito in carcere per mafia, è stato violentato da otto detenuti perché ritenuto gay. Scrivere poesie la sua colpa. Il fatto è accaduto due anni fa nel carcere di Piazza Lanza a Catania, ma solo ora è venuto alla luce in seguito a un’intervista del procuratore Antonio Ingroia a Klaus Davi, su YouTube.

"Il ragazzo fu prima discriminato e poi violentato senza pietà - ha raccontato l’avvocato dell'uomo Antonio Fiumefreddo - dopo fu ricoverato in infermeria e gli vennero dati parecchi punti di sutura". Nel corso dell'intervista il giudice ha spiegato che per Cosa Nostra l'omosessualità è un fortissimo tabù. "Se lo è nella società italiana — ha detto Ingroia — immaginarsi come può essere vissuta in una società arcaica come quella mafiosa".

Fiumefreddo ha raccontato che "quel ragazzo scriveva poesie e aveva modi che potremmo definire effeminati. Non so se poi fosse davvero omosessuale, ma in galera venne ritenuto tale dagli altri detenuti". Il legale ha poi precisato che l'uomo, all'epoca ventenne, si trova ancora in carcere e che i suoi aggressori non hanno ricevuto alcun tipo di punizione.

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