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Mantova, al Festivaletteratura parlano gli scrittori esuli e migranti

Al Festivaletteratura di Mantova i protagonisti sono gli scrittori esuli e migranti. Ecco dunque che, nella prima serata della manifestazione, grande successo ha riscosso lo scrittore cileno Luis Sepulveda, autore di "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare".

Nel suo ultimo romanzo, "L'ombra di quel che eravamo", Sepulveda racconta la storia della sua generazione per anni schiacciata dalla dittatura. Una generazione che ha sofferto il carcere, che ha visto infranti i propri sogni, ma che cerca ancora il riscatto. "In America Latina la gente ha più speranza che in Europa – ha detto lo scrittore - Lula ha fatto fare passi da gigante al Brasile, con Michelle Bachelet presidente il Cile ha recuperato una normalità di cittadinanza. In Italia invece molti hanno smesso di essere cittadini per diventare telespettatori".

Dopo il colpo di stato militare di Augusto Pinochet, Sepúlveda è stato arrestato e torturato. Trascorsi sette anni, in seguito alle pressioni di Amnesty International, lo scrittore è stato scarcerato e ha ripreso a fare teatro. Seguire nella sua attività le sue convinzioni politiche gli è costato, però, un nuovo arresto e una condanna all'ergastolo. Ancora grazie all'intervento di Amnesty International, la pena a cui è stato condannato è stata commutata in otto anni di esilio e così Sepulveda ha lasciato il suo Paese alla volta dell'Europa.

Al Festivaletteratura riflettori puntati anche su Atiq Rahimi, lo scrittore nato a Kabul e scappato a Parigi negli anni dell'invasione sovietica. Lo scorso anno Rahimi ha vinto il premio Goncourt con il suo primo romanzo in francese "Pietra di pazienza". "Ho cominciato a scrivere in francese quando non mi sono più sentito in esilio – ha raccontato lo scrittore - Dopo la caduta del regime talebano ho potuto rimettere piede nel mio Paese e sono riuscito in qualche modo a prendere le distanze dalla mia lingua materna di cui prima non riuscivo a fare a meno: rappresentava l'unico legame con le mie origini e la mia cultura".

Sia il cileno Sepulveda che l'afghano Rahimi non hanno in mente di rimpatriare.

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