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Maria Alyokhina delle Pussy Riot libera, ma è scontro con Putin: "Volevo rifiutare l'amnistia"

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Torneranno tutte in libertà le componenti del gruppo musicale russo Pussy Riot, condannata a 2 anni di carcere per atti blasfemi e oltraggiosi contro il presidente Vladimir Putin. Grazie al provvedimento di amnistia appena entrato in vigore dopo il voto della Duma, Maria Alyokhina è stata accompagnata fuori dalla struttura dove era detenuta, mentre nel pomeriggio toccherà a Nadezhda Tolokonnikova, da diverso tempo reclusa all’interno di un ospedale carcerario in Siberia.

Pussy Riot, gruppo punk anti-Putin

Poco diplomatica la reazione delle dirette interessate, che per bocca della loro portavoce hanno reso nota, poco dopo l'uscita dal peninenziario di Nizhny Novgorod, l’intenzione di non cedere alle lusinghe del capo di Stato della Russia: Solo propaganda, ha commentato a caldo, uscendo dalla prigione la Alyokhina, che ha anche aggiunto di non essere d’accordo con la clemenza, alla quale avrebbe rinunciato volentieri, “perché si tratta di un atto non umanitario, ma a scopo pubblicitario” del potere politico russo.

L’amnistia di fine anno, emanata su input diretto di Putin e presentata all'opinione pubblica nazionale come una sorta di mano tesa alle opposizioni ed ai dissidenti, ha già portato alla liberazione dell'oligarca Mikhail Khodorkovsky, storico nemico del partito del presidente “perdonato” dopo un lungo periodo di reclusione nelle patrie galere.

Anche i giovani attivisti di Greenpeace (tra i quali l'italiano Cristian D'Alessandro), arrestati durante l'iniziativa di protesta in mare aperto contro le politica industriale della Gazprom, hanno potuto lasciare il carcere per via dello stesso atto legislativo licenziato mercoledì scorso dal Parlamento e applicato immediatamente dai giudici russi.

Maria Alyokhina finalmente libera: guarda il video

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